
di Mario Vannoni
NC-413
14.04.2026
Kristoffer Borgli è uno di quei registi che possiede una cifra stilistica immediatamente visibile, messa al servizio di una trattazione di temi coerente e protratta (fin qui) lungo tutta una filmografia. Giunto al suo quarto lungometraggio - con The Drama (2026) - il cineasta norvegese conferma la sua attenzione al contemporaneo e alle sue nevrosi, che analizza attraverso la composizione di situazioni che fanno esplodere il sistema dei personaggi sino a porli di fronte alle loro crisi, che sono, appunto, quelle della contemporaneità e, in particolare, della sovraesposizione - ma potremmo addirittura definirla ultraesposizione - del privato che travasa nel pubblico senza che l’individuo disponga delle strutture psicologiche necessarie per farsene carico.
Facciamo, però, un passo indietro. Borgli esordisce nel 2017 con DRIB, film pressoché ignorato dal pubblico e dalla critica (perlomeno a livello internazionale) che tuttavia funge da perfetto trampolino di lancio per la carriera autoriale che il regista ha intrapreso con Syk pike (Sick of Myself, 2022), lavoro che lo ha fondamentalmente consacrato tra i grandi registi dell'attuale panorama cinematografico. Non è un caso, infatti, che il suo successivo film - Dream Scenario (2023) - sia una produzione statunitense con protagonista Nicolas Cage targata A24; e non è un caso nemmeno che tra i produttori risulti Ari Aster. Quest’ultimo e Borgli, appunto, sono entrambi registi che sondano le "fratture" del contemporaneo - Aster lo ha fatto splendidamente nel suo ultimo Eddington (2025) -, il primo attraverso una decostruzione del sistema familiare, che smette la sua funzione di nido per divenire un covo di psicosi e traumi latenti, il secondo grazie all’estremizzazione di alcune tendenze attuali, esasperate fino al parossismo.
Il cinema di Borgli, banalizzando, racconta delle storie che a uno sguardo superficiale sono inquadrabili come “strane”, ma che in realtà non fanno altro che prendere un elemento disfunzionale del presente, un tic, per metterlo a sistema. In questo senso la sua regia propone continuamente soluzioni stranianti, in cui tuttavia lo straniamento non è realizzato alla maniera di un David Lynch. Il cinema di quest’ultimo lavora dall’interno la grammatica filmica, senza operare una distruzione del linguaggio; al contrario Borgli mette in campo delle scelte volte a esibire la regia, manifestazioni vistose - e, talvolta, virtuose: panoramiche a schiaffo, avvicinamenti improvvisi ai volti, scavalcamenti di campo intenzionali, ecc. - di una frattura del linguaggio. E il tema dell’esibizione è fondamentale in tutte le sue opere: difatti la funzione filmica svolta dai dispositivi di messa in atto dello straniamento mira a creare un enorme palcoscenico entro il quale i personaggi sgomitano per emergere.

Kristoffer Borgli dirige Zendaya e Robert Pattinson sul set di The Drama (2026)

Syk pike (Sick of Myself, 2022)
Paul Matthews (Nicolas Cage) in Dream Scenario gode del fatto che le persone di tutto il mondo lo sognino, rendendolo di fatto una celebrità virale, fino a che ciò non gli si ritorce contro; Signe (Kristine Kujath Thorp), la protagonista di Sick of Myself, artista mediocre, non appena si accorge che il successo del suo fidanzato, a sua volta artista, distoglie l’attenzione da lei, fa di tutto pur di farsi notare, assumendo un farmaco degradante per l’organismo - che certi cinema hanno anche utilizzato, al momento dell’uscita del film, quale elemento promozionale, distribuendo (finte) pastiglie prima dell’ingresso in sala - fino ad arrivare a distruggere completamente il suo corpo pur di attirare gli sguardi; in The Drama la questione si pone in una maniera leggermente diversa ma sostanzialmente identica: il matrimonio è l’ennesimo palcoscenico per mettersi in mostra, e il film ne rappresenta la decostruzione tragica.
Posto in questo modo, il cinema di Borgli non concepisce i personaggi come entità psicologiche da riempire, ma piuttosto come funzioni da spogliare. L'autore getta i suoi protagonisti in una situazione - stramba, anomala, sui generis, ma attinente alla realtà - e poi osserva i loro comportamenti con uno sguardo quasi da entomologo - seppur in una maniera totalmente differente da quanto fatto, per fornire un esempio, da Luis Buñuel. A dimostrazione di ciò interviene l’utilizzo dell’ironia e, ancor più frequentemente, del sarcasmo: Borgli non vuole bene ai suoi personaggi; li detesta e li giudica in maniera spietata, e perciò noi ridiamo delle loro disgrazie, le quali, però, sono anche le nostre. Gli avventori di YouTube si ricorderanno di Omar Palermo, conosciuto sulla piattaforma come “YouTubo Anche Io”, “creator” ante litteram i cui unici contenuti consistevano in video di lui che mangia quantità di cibo spropositate. Il suo canale, ancora oggi, ha circa 840000 iscritti, mentre lui, tristemente, è morto.
Che differenza c’è tra lo youtuber e la protagonista di Sick of Myself? In entrambi i casi si tratta di personalità che, a costo di emergere e ritagliarsi il proprio angolo di celebrità, sono disposte a tutto, anche a distruggere se stessi e il proprio corpo. Il caso di Dream Scenario, invece, riflette in maniera più ampia il fenomeno cosiddetto della “shitstorm”, ovvero la situazione in cui un personaggio celebre, dopo aver goduto di un apprezzamento trasversale (ma anche no), resta invischiato in una qualche vicenda problematica (o altrimenti compie effettivamente un’azione discutibile) che attira contro di sé l’odio e la gogna pubblica: Nicolas Cage, fino a quando i sogni che prevedono la sua presenza sono positivi, viene amato e adorato, salvo poi dover scappare da folle inferocite che lo vogliono morto non appena nei sogni inizia a compiere azioni violente. The Drama, in ultimo, va considerato in una maniera un po’ diversa.

Dream Scenario (2023)
Il film riflette sulla cultura attorno alle armi da fuoco negli Stati Uniti, a causa della quale la coprotagonista Emma (Zendaya) arriva a progettare una sparatoria di massa nella sua scuola; al contempo, però, The Drama si interroga anche sulle colpe del passato che si riflettono nel presente: il fatto che Emma da preadolescente abbia immaginato un’azione così violenta la rende una persona pericolosa oggi? In più, ovviamente, l’ultimo lavoro di Borgli pone una questione fondamentale che riguarda tutti i rapporti umani: conosci davvero la persona che hai di fianco? Il tema, nondimeno - a conferma di quanto abbiamo sostenuto fin qui -, si pone tuttavia ancora una volta nei termini di un’approvazione sociale che assomiglia sempre di più ai meccanismi interni ai social media, che prevedono la corsa sfrenata ad accaparrarsi quanti più like possibili.
A un certo punto nel film non è più importante né se Emma abbia davvero pianificato la strage - e su questo Borgli gioca lungo tutta la durata della narrazione tramite soluzioni di regia che rendono difficile, se non praticamente impossibile, capire se ciò che vediamo e sentiamo siano reali flashback o la proiezione delle aspettative e dei flussi di coscienza dei personaggi - né che cosa ciò significhi per la persona che è oggi: Charlie (Robert Pattinson), suo promesso sposo, sembra più preoccupato della percezione che le persone attorno a lui hanno della sua fidanzata che non dell’impatto che l’appresa rivelazione sconcertante - la quale, a livello narrativo, avviene con un meccanismo simile a quello di Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, 2016) - potrebbe avere sulle loro vite, il che lo rivela come un uomo piccolo, inetto, incapace di dedicarsi alla complessità. Il cinema di Borgli, perciò, vuole scoprire nel contemporaneo tutte quelle crepe che non si manifestano più a livello epidermico, tangibile, nel tessuto delle cose; le cerca innestando il virtuale all’interno del reale, rendendo di fatto l’uno il sinonimo dell’altro.
In questo senso non c’è più nemmeno una distinzione vera tra il reale e l’immaginario, perché il secondo si è mangiato completamente il primo. Le storie che Borgli ci somministra non sono surreali perché vanno oltre il reale, ma perché ci mostrano la sua versione artefatta, richiamando l’iperrealtà baudrillardiana con l’unica differenza che non stiamo più guardando una copia del mondo ma la disgregazione della sua ontologia nel virtuale, il quale è, per definizione, il surrogato numerico di una realtà corporea. La differenza sostanziale tra il cinema di Borgli e quello di Aster, allora, è che se il secondo crede ancora nella possibilità umana nel costruire legami, il primo ha accettato che all’umano è stato sostituito il simbolico. The Drama, in questo senso, è il film più supponente di Borgli, perché pretende di dimostrare come funzionano i rapporti umani mentre mette in scena un mondo in cui non esiste il tessuto sociale per cui essi si verifichino, il tutto fingendo di essere in una rom-com che assomiglia molto di più a una tragedia del quotidiano.

The Drama (2026)
di Mario Vannoni
NC-413
14.04.2026

Kristoffer Borgli dirige Zendaya e Robert Pattinson sul set di The Drama (2026)
Kristoffer Borgli è uno di quei registi che possiede una cifra stilistica immediatamente visibile, messa al servizio di una trattazione di temi coerente e protratta (fin qui) lungo tutta una filmografia. Giunto al suo quarto lungometraggio - con The Drama (2026) - il cineasta norvegese conferma la sua attenzione al contemporaneo e alle sue nevrosi, che analizza attraverso la composizione di situazioni che fanno esplodere il sistema dei personaggi sino a porli di fronte alle loro crisi, che sono, appunto, quelle della contemporaneità e, in particolare, della sovraesposizione - ma potremmo addirittura definirla ultraesposizione - del privato che travasa nel pubblico senza che l’individuo disponga delle strutture psicologiche necessarie per farsene carico.
Facciamo, però, un passo indietro. Borgli esordisce nel 2017 con DRIB, film pressoché ignorato dal pubblico e dalla critica (perlomeno a livello internazionale) che tuttavia funge da perfetto trampolino di lancio per la carriera autoriale che il regista ha intrapreso con Syk pike (Sick of Myself, 2022), lavoro che lo ha fondamentalmente consacrato tra i grandi registi dell'attuale panorama cinematografico. Non è un caso, infatti, che il suo successivo film - Dream Scenario (2023) - sia una produzione statunitense con protagonista Nicolas Cage targata A24; e non è un caso nemmeno che tra i produttori risulti Ari Aster. Quest’ultimo e Borgli, appunto, sono entrambi registi che sondano le "fratture" del contemporaneo - Aster lo ha fatto splendidamente nel suo ultimo Eddington (2025) -, il primo attraverso una decostruzione del sistema familiare, che smette la sua funzione di nido per divenire un covo di psicosi e traumi latenti, il secondo grazie all’estremizzazione di alcune tendenze attuali, esasperate fino al parossismo.
Il cinema di Borgli, banalizzando, racconta delle storie che a uno sguardo superficiale sono inquadrabili come “strane”, ma che in realtà non fanno altro che prendere un elemento disfunzionale del presente, un tic, per metterlo a sistema. In questo senso la sua regia propone continuamente soluzioni stranianti, in cui tuttavia lo straniamento non è realizzato alla maniera di un David Lynch. Il cinema di quest’ultimo lavora dall’interno la grammatica filmica, senza operare una distruzione del linguaggio; al contrario Borgli mette in campo delle scelte volte a esibire la regia, manifestazioni vistose - e, talvolta, virtuose: panoramiche a schiaffo, avvicinamenti improvvisi ai volti, scavalcamenti di campo intenzionali, ecc. - di una frattura del linguaggio. E il tema dell’esibizione è fondamentale in tutte le sue opere: difatti la funzione filmica svolta dai dispositivi di messa in atto dello straniamento mira a creare un enorme palcoscenico entro il quale i personaggi sgomitano per emergere.

Syk pike (Sick of Myself, 2022)
Paul Matthews (Nicolas Cage) in Dream Scenario gode del fatto che le persone di tutto il mondo lo sognino, rendendolo di fatto una celebrità virale, fino a che ciò non gli si ritorce contro; Signe (Kristine Kujath Thorp), la protagonista di Sick of Myself, artista mediocre, non appena si accorge che il successo del suo fidanzato, a sua volta artista, distoglie l’attenzione da lei, fa di tutto pur di farsi notare, assumendo un farmaco degradante per l’organismo - che certi cinema hanno anche utilizzato, al momento dell’uscita del film, quale elemento promozionale, distribuendo (finte) pastiglie prima dell’ingresso in sala - fino ad arrivare a distruggere completamente il suo corpo pur di attirare gli sguardi; in The Drama la questione si pone in una maniera leggermente diversa ma sostanzialmente identica: il matrimonio è l’ennesimo palcoscenico per mettersi in mostra, e il film ne rappresenta la decostruzione tragica.
Posto in questo modo, il cinema di Borgli non concepisce i personaggi come entità psicologiche da riempire, ma piuttosto come funzioni da spogliare. L'autore getta i suoi protagonisti in una situazione - stramba, anomala, sui generis, ma attinente alla realtà - e poi osserva i loro comportamenti con uno sguardo quasi da entomologo - seppur in una maniera totalmente differente da quanto fatto, per fornire un esempio, da Luis Buñuel. A dimostrazione di ciò interviene l’utilizzo dell’ironia e, ancor più frequentemente, del sarcasmo: Borgli non vuole bene ai suoi personaggi; li detesta e li giudica in maniera spietata, e perciò noi ridiamo delle loro disgrazie, le quali, però, sono anche le nostre. Gli avventori di YouTube si ricorderanno di Omar Palermo, conosciuto sulla piattaforma come “YouTubo Anche Io”, “creator” ante litteram i cui unici contenuti consistevano in video di lui che mangia quantità di cibo spropositate. Il suo canale, ancora oggi, ha circa 840000 iscritti, mentre lui, tristemente, è morto.
Che differenza c’è tra lo youtuber e la protagonista di Sick of Myself? In entrambi i casi si tratta di personalità che, a costo di emergere e ritagliarsi il proprio angolo di celebrità, sono disposte a tutto, anche a distruggere se stessi e il proprio corpo. Il caso di Dream Scenario, invece, riflette in maniera più ampia il fenomeno cosiddetto della “shitstorm”, ovvero la situazione in cui un personaggio celebre, dopo aver goduto di un apprezzamento trasversale (ma anche no), resta invischiato in una qualche vicenda problematica (o altrimenti compie effettivamente un’azione discutibile) che attira contro di sé l’odio e la gogna pubblica: Nicolas Cage, fino a quando i sogni che prevedono la sua presenza sono positivi, viene amato e adorato, salvo poi dover scappare da folle inferocite che lo vogliono morto non appena nei sogni inizia a compiere azioni violente. The Drama, in ultimo, va considerato in una maniera un po’ diversa.

Dream Scenario (2023)
Il film riflette sulla cultura attorno alle armi da fuoco negli Stati Uniti, a causa della quale la coprotagonista Emma (Zendaya) arriva a progettare una sparatoria di massa nella sua scuola; al contempo, però, The Drama si interroga anche sulle colpe del passato che si riflettono nel presente: il fatto che Emma da preadolescente abbia immaginato un’azione così violenta la rende una persona pericolosa oggi? In più, ovviamente, l’ultimo lavoro di Borgli pone una questione fondamentale che riguarda tutti i rapporti umani: conosci davvero la persona che hai di fianco? Il tema, nondimeno - a conferma di quanto abbiamo sostenuto fin qui -, si pone tuttavia ancora una volta nei termini di un’approvazione sociale che assomiglia sempre di più ai meccanismi interni ai social media, che prevedono la corsa sfrenata ad accaparrarsi quanti più like possibili.
A un certo punto nel film non è più importante né se Emma abbia davvero pianificato la strage - e su questo Borgli gioca lungo tutta la durata della narrazione tramite soluzioni di regia che rendono difficile, se non praticamente impossibile, capire se ciò che vediamo e sentiamo siano reali flashback o la proiezione delle aspettative e dei flussi di coscienza dei personaggi - né che cosa ciò significhi per la persona che è oggi: Charlie (Robert Pattinson), suo promesso sposo, sembra più preoccupato della percezione che le persone attorno a lui hanno della sua fidanzata che non dell’impatto che l’appresa rivelazione sconcertante - la quale, a livello narrativo, avviene con un meccanismo simile a quello di Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, 2016) - potrebbe avere sulle loro vite, il che lo rivela come un uomo piccolo, inetto, incapace di dedicarsi alla complessità. Il cinema di Borgli, perciò, vuole scoprire nel contemporaneo tutte quelle crepe che non si manifestano più a livello epidermico, tangibile, nel tessuto delle cose; le cerca innestando il virtuale all’interno del reale, rendendo di fatto l’uno il sinonimo dell’altro.
In questo senso non c’è più nemmeno una distinzione vera tra il reale e l’immaginario, perché il secondo si è mangiato completamente il primo. Le storie che Borgli ci somministra non sono surreali perché vanno oltre il reale, ma perché ci mostrano la sua versione artefatta, richiamando l’iperrealtà baudrillardiana con l’unica differenza che non stiamo più guardando una copia del mondo ma la disgregazione della sua ontologia nel virtuale, il quale è, per definizione, il surrogato numerico di una realtà corporea. La differenza sostanziale tra il cinema di Borgli e quello di Aster, allora, è che se il secondo crede ancora nella possibilità umana nel costruire legami, il primo ha accettato che all’umano è stato sostituito il simbolico. The Drama, in questo senso, è il film più supponente di Borgli, perché pretende di dimostrare come funzionano i rapporti umani mentre mette in scena un mondo in cui non esiste il tessuto sociale per cui essi si verifichino, il tutto fingendo di essere in una rom-com che assomiglia molto di più a una tragedia del quotidiano.

The Drama (2026)