
di Omar Franini
NC-422
05.05.2026
A partire da domani, mercoledì 6, fino a domenica 10 maggio, la città di Bellaria-Igea Marina ospita la quarantaquattresima edizione del Bellaria Film Festival, una delle manifestazioni più longeve del panorama nazionale e da sempre punto di riferimento per il cinema indipendente.
Il tema scelto per il 2026, “Senti questo battito?”, attraversa l’intero programma come una domanda aperta più che come uno slogan; il battito è quello del cuore, certo, ma anche quello del cinema quando continua a restare vivo, irregolare, persino fragile, e proprio per questo capace di opporsi all’omologazione delle immagini contemporanee. È un invito ad ascoltare, prima ancora che a guardare, a riconoscere nelle opere selezionate una tensione vitale che riguarda tanto gli autori quanto gli spettatori, chiamati a partecipare a un’esperienza più consapevole e meno passiva.
Sotto la direzione artistica di Daniela Persico, il festival si articola in un programma ampio, oltre sessanta film con quarantuno anteprime italiane, che alterna concorsi, proiezioni speciali, incontri e momenti di riflessione sull’industria, mantenendo saldo quel dialogo tra ricerca formale e necessità produttive che da sempre definisce l’identità della manifestazione.
L’apertura è affidata a The Loneliest Man in Town di Tizza Covi e Rainer Frimmel, ritratto del musicista Al Cook già passato dalla Berlinale e che verrà distribuito prossimamente da Wanted Cinema, un film che incarna l’idea di un cinema libero e marginale, capace di trovare poesia nei percorsi meno battuti; alla coppia va anche il Premio Speciale BFF - I film che liberano la testa. In chiusura, invece, due titoli italiani molto diversi tra loro come Con la pioggia dentro di Matteo Berruto, con Giorgio Canali presente al festival, e La bolla delle acque matte di Anna Di Francisca con Fausto Russo Alesi nel cast, restituiscono la pluralità di forme del cinema nazionale contemporaneo.
Il respiro internazionale emerge con forza nelle anteprime, tra cui Rose di Markus Schleinzer, interpretato da Sandra Hüller e già premiato alla Berlinale, e My Wife Cries di Angela Schanelec, due opere che testimoniano una linea curatoriale attenta a un cinema europeo rigoroso e spesso radicale nelle sue scelte formali e narrative.

Il poster del Bellaria Film Festival 2026

Krakatoa (2026) di Carlos Casas
Allo stesso tempo, il cuore pulsante della manifestazione resta il Concorso Casa Rossa, articolato tra una sezione internazionale e una italiana. Tra i titoli internazionali compaiono opere provenienti dai principali festival europei come Providence and the Guitar di João Nicolau, Forest High di Manon Coubia, On Our Own di Tudor Cristian Jurgiu, Krakatoa di Carlos Casas e Hair, Paper, Water di Nicolas Graux e Trương Minh Quý, già premiato a Locarno. Sul fronte italiano, la selezione include White Lies di Alba Zari, Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, Un anno di scuola di Laura Samani, Orfeo di Virgilio Villoresi e Le città di pianura di Francesco Sossai. Fuori concorso, Le bambine, di Valentina e Nicole Bertani, riceve il Premio Giometti, riconoscimento destinato a sostenere la distribuzione del cinema d’autore.
Uno degli spazi più radicali dell’edizione è il Concorso Gabbiano, dedicato alle opere in anteprima assoluta e pensato come laboratorio di ricerca sulle forme del cinema contemporaneo. La sezione raccoglie lavori che mettono in discussione i confini tra finzione e documentario, attraversando registri diversi come il racconto politico, la satira, l’osservazione del territorio e la sperimentazione visiva. Tra i titoli in programma figurano The Lunch: A Letter to America di Gianluca Vassallo, End of Battle di Suranga D. Katugampala, Totò Cannibale di Demetrio Giacomelli, L’operaio di Tommaso Donati, Objet d’énigme di Chiara Caterina, Torneranno i lupi di Bianca Vallino, Come ci si sente a essere un pipistrello di Enrico Zanetti e Ilaria Calcinari Ansidei e Cosa rimane quando il mare si muove di Gaetano Crivaro.
Accanto alle sezioni competitive, il festival dedica ampio spazio al confronto tra autori attraverso una serie di talk e masterclass che attraversano l’intero programma. Tra gli appuntamenti figurano La magia del vero, incontro con Tizza Covi e Rainer Frimmel sul rapporto tra realtà e messa in scena, e Passo a due: dall’idea al ritmo, dialogo tra João Nicolau e Alessandro Comodin, dedicato al processo creativo e alla costruzione del linguaggio filmico. Centrale anche il focus produttivo di È un’impresa fare un film, con Carlo Cresto-Dina e Margherita Vicario, che riflette sulle difficoltà e le trasformazioni del cinema italiano contemporaneo. Sul fronte del documentario, la masterclass Oltre la soglia, il nuovo documentario in Italia riunisce Alba Zari, Federico Cammarata e Filippo Foscarini sulle forme ibride del reale, mentre Una storia di provincia, con Francesco Sossai e Alessandro Del Re, esplora le geografie periferiche come spazio narrativo.

Le città di pianura (2025) di Francesco Sossai
Tra i momenti più attesi si impone la presenza di Gaspar Noé, protagonista di un dialogo con Romeo Castellucci, visiting director di questa edizione, in un incontro che mette in relazione cinema e teatro attraverso due autori che hanno fatto della radicalità linguistica e dell’esperienza sensoriale il centro della propria ricerca.
A completare il quadro, la mostra Ciao Musica di Yuri Ancarani, la riapertura del Cinema Apollo restituito alla città come luogo simbolico della visione collettiva, e la retrospettiva dedicata agli anni Zero, che riporta in sala Private di Saverio Costanzo, Respiro di Emanuele Crialese e Il passato è una terra straniera di Francesco Munzi, invitando a rileggere un decennio cruciale per il cinema italiano contemporaneo.
In questo intreccio di passato e presente, di ricerca e industria, di visione e riflessione, il Bellaria Film Festival continua a far sentire il proprio battito, ostinato e necessario, come uno dei pochi luoghi in cui il cinema riesce ancora a essere un'esperienza viva e condivisa.

Providence and the Guitar (2026) di João Nicolau
di Omar Franini
NC-422
05.05.2026

Bellaria Film Festival 2026
A partire da domani, mercoledì 6, fino a domenica 10 maggio, la città di Bellaria-Igea Marina ospita la quarantaquattresima edizione del Bellaria Film Festival, una delle manifestazioni più longeve del panorama nazionale e da sempre punto di riferimento per il cinema indipendente.
Il tema scelto per il 2026, “Senti questo battito?”, attraversa l’intero programma come una domanda aperta più che come uno slogan; il battito è quello del cuore, certo, ma anche quello del cinema quando continua a restare vivo, irregolare, persino fragile, e proprio per questo capace di opporsi all’omologazione delle immagini contemporanee. È un invito ad ascoltare, prima ancora che a guardare, a riconoscere nelle opere selezionate una tensione vitale che riguarda tanto gli autori quanto gli spettatori, chiamati a partecipare a un’esperienza più consapevole e meno passiva.
Sotto la direzione artistica di Daniela Persico, il festival si articola in un programma ampio, oltre sessanta film con quarantuno anteprime italiane, che alterna concorsi, proiezioni speciali, incontri e momenti di riflessione sull’industria, mantenendo saldo quel dialogo tra ricerca formale e necessità produttive che da sempre definisce l’identità della manifestazione.
L’apertura è affidata a The Loneliest Man in Town di Tizza Covi e Rainer Frimmel, ritratto del musicista Al Cook già passato dalla Berlinale e che verrà distribuito prossimamente da Wanted Cinema, un film che incarna l’idea di un cinema libero e marginale, capace di trovare poesia nei percorsi meno battuti; alla coppia va anche il Premio Speciale BFF - I film che liberano la testa. In chiusura, invece, due titoli italiani molto diversi tra loro come Con la pioggia dentro di Matteo Berruto, con Giorgio Canali presente al festival, e La bolla delle acque matte di Anna Di Francisca con Fausto Russo Alesi nel cast, restituiscono la pluralità di forme del cinema nazionale contemporaneo.
Il respiro internazionale emerge con forza nelle anteprime, tra cui Rose di Markus Schleinzer, interpretato da Sandra Hüller e già premiato alla Berlinale, e My Wife Cries di Angela Schanelec, due opere che testimoniano una linea curatoriale attenta a un cinema europeo rigoroso e spesso radicale nelle sue scelte formali e narrative.

Krakatoa (2026) di Carlos Casas
Allo stesso tempo, il cuore pulsante della manifestazione resta il Concorso Casa Rossa, articolato tra una sezione internazionale e una italiana. Tra i titoli internazionali compaiono opere provenienti dai principali festival europei come Providence and the Guitar di João Nicolau, Forest High di Manon Coubia, On Our Own di Tudor Cristian Jurgiu, Krakatoa di Carlos Casas e Hair, Paper, Water di Nicolas Graux e Trương Minh Quý, già premiato a Locarno. Sul fronte italiano, la selezione include White Lies di Alba Zari, Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, Un anno di scuola di Laura Samani, Orfeo di Virgilio Villoresi e Le città di pianura di Francesco Sossai. Fuori concorso, Le bambine, di Valentina e Nicole Bertani, riceve il Premio Giometti, riconoscimento destinato a sostenere la distribuzione del cinema d’autore.
Uno degli spazi più radicali dell’edizione è il Concorso Gabbiano, dedicato alle opere in anteprima assoluta e pensato come laboratorio di ricerca sulle forme del cinema contemporaneo. La sezione raccoglie lavori che mettono in discussione i confini tra finzione e documentario, attraversando registri diversi come il racconto politico, la satira, l’osservazione del territorio e la sperimentazione visiva. Tra i titoli in programma figurano The Lunch: A Letter to America di Gianluca Vassallo, End of Battle di Suranga D. Katugampala, Totò Cannibale di Demetrio Giacomelli, L’operaio di Tommaso Donati, Objet d’énigme di Chiara Caterina, Torneranno i lupi di Bianca Vallino, Come ci si sente a essere un pipistrello di Enrico Zanetti e Ilaria Calcinari Ansidei e Cosa rimane quando il mare si muove di Gaetano Crivaro.
Accanto alle sezioni competitive, il festival dedica ampio spazio al confronto tra autori attraverso una serie di talk e masterclass che attraversano l’intero programma. Tra gli appuntamenti figurano La magia del vero, incontro con Tizza Covi e Rainer Frimmel sul rapporto tra realtà e messa in scena, e Passo a due: dall’idea al ritmo, dialogo tra João Nicolau e Alessandro Comodin, dedicato al processo creativo e alla costruzione del linguaggio filmico. Centrale anche il focus produttivo di È un’impresa fare un film, con Carlo Cresto-Dina e Margherita Vicario, che riflette sulle difficoltà e le trasformazioni del cinema italiano contemporaneo. Sul fronte del documentario, la masterclass Oltre la soglia, il nuovo documentario in Italia riunisce Alba Zari, Federico Cammarata e Filippo Foscarini sulle forme ibride del reale, mentre Una storia di provincia, con Francesco Sossai e Alessandro Del Re, esplora le geografie periferiche come spazio narrativo.

Le città di pianura (2025) di Francesco Sossai
Tra i momenti più attesi si impone la presenza di Gaspar Noé, protagonista di un dialogo con Romeo Castellucci, visiting director di questa edizione, in un incontro che mette in relazione cinema e teatro attraverso due autori che hanno fatto della radicalità linguistica e dell’esperienza sensoriale il centro della propria ricerca.
A completare il quadro, la mostra Ciao Musica di Yuri Ancarani, la riapertura del Cinema Apollo restituito alla città come luogo simbolico della visione collettiva, e la retrospettiva dedicata agli anni Zero, che riporta in sala Private di Saverio Costanzo, Respiro di Emanuele Crialese e Il passato è una terra straniera di Francesco Munzi, invitando a rileggere un decennio cruciale per il cinema italiano contemporaneo.
In questo intreccio di passato e presente, di ricerca e industria, di visione e riflessione, il Bellaria Film Festival continua a far sentire il proprio battito, ostinato e necessario, come uno dei pochi luoghi in cui il cinema riesce ancora a essere un'esperienza viva e condivisa.

Providence and the Guitar (2026) di João Nicolau