
di Victoria Ragosta
NC-401
16.03.2026
Ogni opera d’arte è il prodotto di un processo intimo mediato dalla genialità che scinde se stessa in intelletto, la mente dell’artista, e la sua vocazione, idealmente identificata con il talento, il suo cuore. Il genio, inoltre, per definirsi tale deve essere capace di accogliere le sue capacità, non reprimerle o abbandonarle a se stesse. L’artista è pur sempre un essere umano. L’arte, che smuove la sua vita, è comunque fortemente ed inesorabilmente influenzata da una realtà che purtroppo non la rispecchia. In questo caso l’individuo, immerso in un contesto limitante, può abbandonare la propria vocazione oppure può subordinarla alla necessità umana, quella delle cose terrene, che si scontra con la quotidianità, con una realtà cruda, fatta di violenza e sofferenza. L’arte è, quindi, costruita e plasmata dolcemente nella bellezza come nel dolore. Ci sarà sempre ciò che smuove la necessità e poi la vocazione, anzi la necessità per la vocazione.
“C’è qualcosa di strano nel silenzio di un ufficio la notte. Qualcosa di irreale. Il traffico giù in strada sembrava appartenere ad un altro mondo… Un mondo di cui io non facevo parte.”
Opere dolciamare come Murder, My Sweet (L'ombra del passato, 1944) di Edward Dmytryk sono, quindi, il frutto del rifiuto di un’arte senza ammissione di necessità nei confronti di una disprezzata realtà, non intesa come stessa verità, ma come contesto sociale, politico e ambientale. Dmytryk si offre per fare da tramite e da traspositore di un’opera letteraria il cui autore, incarna il profondo disappunto nei confronti della realtà che lo circonda e la cui rivoluzione artistica parte dai fondamenti della letteratura stessa, il genere. Il film è una trasposizione dell’opera : Farewell, My Lovely (1940), di Raymond Chandler (1888-1959) scrittore nato a Chicago e trasferitosi poi a Los Angeles, dove trascorrerà la maggior parte della sua vita. Innamorato della città, nonostante le sue contraddizioni, la renderà il soggetto e l’oggetto delle sue opere e l’attaccamento nei suoi confronti uno dei tratti distintivi del suo personaggio più famoso.

Lo scrittore e scenggiatore Raymond Chandler

Il poster del film
Il romanzo, così come il film, narra la storia di Philip Marlowe (Dick Powell), investigatore privato, che verrà contattato da due misteriosi uomini, con scopi completamente diversi, ma con tempistiche tutt’altro che casuali. Le sue azioni si intrecceranno, quindi, con le vite di diversi personaggi, tutti funzionali nella risoluzione dei suoi incarichi; ricordiamo Helen Grayle (Claire Trevor), Ann Grayle (Anne Shirley), Jules Amthor (Otto Kruger), Joe “Moose” Malloy (Mike Mazurki), Leuwen Grayle (Miles Mander). Chandler scrive il suo primo romanzo nel 1939 ed è il primo che riesce a scardinare le regole ferree del genere giallo attraverso l’introduzione di nuovi fondamenti ed elementi cardine. Philip Marlowe personifica i caratteri principali della rivoluzione del genere che adopera Chandler, con lo scopo di raccontare la sua realtà, quella di una Los Angeles ancora fortemente segnata dai turbolenti anni 20’ che cambiarono gli Stati Uniti e le sue istituzioni.
Nel 1919 inizia storicamente il proibizionismo (lo smercio degli alcolici diventa illegale), che favorirà la nascita e la diffusione di nuove organizzazioni criminali, i cui membri, i gangster, ricopriranno un ruolo ideologico fondamentale nella letteratura così come nel cinema, promuovendo il fenomeno del “gangsterismo”, da cui deriverà poi i cosiddetti gangster movie a cui si associa una fortissima corruzione della polizia. Il noir non è il primo genere cinematografico che mette in risalto gli aspetti negativi delle grandi città americane dell’epoca e degli effetti del dopoguerra, mostrati già attraverso i primi gangster movie. Infatti, in uno dei più famosi esempi del genere del cinema classico, The Roaring Twenties (I ruggenti anni Venti, 1939) di Raoul Walsh, i gangster sono definiti come “soldati di un esercito criminale, nato tra il matrimonio di una legge impopolare e una nazione contraria”.
La necessità, quindi, è la volontà di raccontare il vero attraverso la vocazione, che però non è centrata nei canoni classici, in questo caso. Chandler, infatti, contestualizza, distrugge e ricostruisce il genere giallo, nella sua totalità: dinamiche, personaggi, caratterizzazione psicologica, ambientale e temporale diventano intimi, diventano il suo riflesso. Le dinamiche sono più intrecciate, più complesse, al detective, il caso, l’enigma, non viene presentato in maniera immediata ed, in certi casi, nemmeno diretta; le cospirazioni secondarie alla dinamica narrativa iniziale sono il fulcro dell’opera. Allo stesso modo i personaggi sono più complessi, più veri, influenzati soprattutto dalle nuove scoperte fatte sulla psicanalisi agli inizi del 900’, che permettono, anche nell’arte, di mostrare tutta la loro umanità, inserendoli in un ambiente che continuamente li espone alla violenza, subita o voluta. Tutti questi elementi stravolti costituiscono un genere di cui Raymond Chandler è uno dei maggiori esponenti, insieme a Dashiell Hammett, autore di Il Falco Maltese”, e James M. Cain, autore di La fiamma del peccato, definito hardboiled, che testimonia la scelta di stravolgere il poliziesco e le opere di matrice investigativa.

Murder, My Sweet (L'ombra del passato, 1944)
Il ruolo del detective, quindi, non è destituito, ma notevolmente rivisto anche in funzione di un’identità unica ed inconfondibile, che figura la trasposizione del genio stesso. Prima di essere una vocazione, quella del detective è una necessità, la sopravvivenza dell'individuo nella società è frutto del suo talento, contrapposto alla sua umanità. Marlowe, infatti, è un antieroe che incarna tutti i vizi più comuni della società: alcolismo e tabagismo, ma che disprezza la realtà che lo circonda. La sfiducia nei confronti del prossimo è ciò che muove ogni sua iniziativa, nonostante definisca il suo ruolo di investigatore privato un lavoro esclusivamente retribuito, piuttosto che un compito etico e necessario.
“Tu mi aiuterai non è vero? … Dovrei farlo per amore o per qualcosa di più tangibile?”
A differenza del poliziesco, del giallo e del thriller investigativo non contaminato, non vi è il rispetto per le istituzioni, non perché sia necessariamente corrotte, ma perché la verità è la eviscerazione dell’enigma, che va oltre la professionalità fine a se stessa. Per il detective l’unica verità da cui poi proviene la plausibile giustizia è definita dalla ricerca personale e ossessiva, che ha, dunque, ripercussioni anche sulla sua vita privata. La caratterizzazione profonda di un personaggio è il tassello più importante di questa rivoluzione, che promuove la dinamicità delle relazioni intime che instaura con gli altri personaggi, che non sono solo tasselli di un puzzle o ostacoli da superare, ma sono parte integrante di conseguenze future una volta risolto il caso.

La rasppresentazione "espressionistica" tipica del cinema noir
In “ Murder, My sweet” , Marlowe si scontra con tutti i fondamenti tipici del noir, che creano intorno a sé l'atmosfera adatta per muovere il suo cinismo attraverso intrighi e relazioni pericolose. Intrighi e ricatti sono il frutto di relazioni instabili e emotivamente violente tra i personaggi di cui il protagonista è vittima: l’esuberante antagonista e il suo ambiguo tirapiedi, la femme fatale che smuove la sua emotività e la misteriosa donna dalle dubbie intenzioni, tutte figure che sottolineano l’inesattezza del giudizio critico umano, sopratutto se immediato ed influenzato dalla necessità. Comprendere le dinamiche è il primo passo per una la compassione doverosa che chi risolve le problematiche altrui deve avere, indipendentemente dalla natura morale che inizialmente si attribuisce alla propria controparte. La verità è tale solo perché vi sono presenti delle prove, che per il talento sono la benzina per il motore, necessarie.
Le conseguenze sono effimere se la risoluzione dell’enigma è il primo passo per un mondo moralmente migliore, ogni azione avrà un valore inestimabile, ogni errore, un'occasione in più per dedicarsi ancora più intensamente, perché la violenza non può essere estirpata dalla vita, ma può essere limitata, così come il dolore deve essere attenuato. La necessità richiama l’arte, perché la vita possa essere ricostruita per il bene e con il bene, un processo che, però, deve iniziare dalla realtà cruda, purchè il genio sia capace di sfruttarla.
“Sai una cosa? Tu devi essere pazzo. Non fai che andartene in giro senza avere la minima idea di quello che fai. Ti sei fatto picchiare da tutti, spaccare la testa, riempire fino agli occhi di droga e ti ostini ancora a stare tra l’incudine e il martello. E magari non sai nemmeno da che parte stai. … Non so da che parte stia nessuno, non so neanche chi è in gioco.”

La figura della femme fatale impersonata in Murder my sweet (L'ombra del passato, 1944) dall'attrice Claire Trevor
Il personaggio di Marlowe sarà riproposto da Chandler in altri suoi lavori come The Big Sleep e The Long Goodbye, che hanno successivamente ottenuto celeberrime trasposizioni cinematografiche, costituendo, per la prima citata, la prima l’affermazione del noir nel cinema classico americano e per la seconda la ripresa dei caratteri della classicità ma secondo stilemi diversi, identificati come neo-noir. The Long Goodbye è il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 1953, è stato trasposto cinematograficamente nel 1973 dal regista americano Robert Altman, che ha regalato al cinema uno dei pilastri del neo-noir, un genere che affronta con ancora più umanità e realtà la sfiducia del protagonista dei confronti di una società alla deriva. In quest’opera Marlowe deve far fronte ad una falsa accusa di complicità in omicidio, che lo porterà a rivalutare ogni sua relazione, facendo così smuovere dentro di sè la necessità nell’investigazione, nella giusta risoluzione dei fatti. Il film, sceneggiato da Leigh Brackett, è ambientato negli anni 70’, capace di catturare, come il noir classico, la realtà, che ovviamente non cambia, poiché la presenza della violenza è costante nel tempo e immutata.
The Big Sleep, invece è il primo romanzo hardboiled che scrive, pubblicato nel 1939, figura la prima avventura del detective Philip Marlowe, che nella trasposizione cinematografica è interpretato da uno degli attori simbolo del cinema classico americano e del genere noir, Humphrey Bogart, affiancato da un’eccezionale Lauren Bacall. Il film, diretto da Howard Hawks, il maestro dei generi, presenta tutti i fondamenti del noir, attraverso una narrazione che esprime la dinamicità delle vicende dopo gli iniziali tentativi di sviare l’investigatore dal vero intrigo. In quest’opera Marlowe è contattato da un famiglia molto ricca per far fronte ai numerosi ricatti ricevuti a danno della figlia minore; sarà, quindi, costretto invischiarsi in una serie di intrighi e cospirazioni molto intimi. Quest’opera è importantissima nell’esaltazione della forte personalità del personaggio, che viene fortemente influenzato dalle conseguenze dell’investigazione e dalle persone da cui è affiancato durante l’inchiesta. L’emotività e l’integrità professionale sono messe in discussione, costituiranno le conseguenza del genio subordinato alla necessità emozionale e morale.
Non saranno solo le sue opere ad essere trasposte in ambito cinematografico, ma lui stesso scriverà diverse sceneggiature per la Paramount a partire dal 1943, tra le più importanti ricordiamo: Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944) di Billy Wilder, The Blue Dahlia (La dalia azzurra, 1946) di George Marshall, Strangers on a train (L'altro uomo, 1951) di Alfred Hitchcock. Chandler dimostra di essere, sia in letteratura sia nel cinema, uno dei maggiori rappresentanti del genere, non limitandosi solo a far immaginare scrivendo, ma a far comprendere visivamente attraverso il media fisico.

Humphrey Bogart (nel ruolo di Philip Marlowe) e Lauren Bacall in una sequenza di The Big Sleep (Il grande sonno, 1946)
di Victoria Ragosta
NC-401
16.03.2026

Lo scrittore e scenggiatore Raymond Chandler
Ogni opera d’arte è il prodotto di un processo intimo mediato dalla genialità che scinde se stessa in intelletto, la mente dell’artista, e la sua vocazione, idealmente identificata con il talento, il suo cuore. Il genio, inoltre, per definirsi tale deve essere capace di accogliere le sue capacità, non reprimerle o abbandonarle a se stesse. L’artista è pur sempre un essere umano. L’arte, che smuove la sua vita, è comunque fortemente ed inesorabilmente influenzata da una realtà che purtroppo non la rispecchia. In questo caso l’individuo, immerso in un contesto limitante, può abbandonare la propria vocazione oppure può subordinarla alla necessità umana, quella delle cose terrene, che si scontra con la quotidianità, con una realtà cruda, fatta di violenza e sofferenza. L’arte è, quindi, costruita e plasmata dolcemente nella bellezza come nel dolore. Ci sarà sempre ciò che smuove la necessità e poi la vocazione, anzi la necessità per la vocazione.
“C’è qualcosa di strano nel silenzio di un ufficio la notte. Qualcosa di irreale. Il traffico giù in strada sembrava appartenere ad un altro mondo… Un mondo di cui io non facevo parte.”
Opere dolciamare come Murder, My Sweet (L'ombra del passato, 1944) di Edward Dmytryk sono, quindi, il frutto del rifiuto di un’arte senza ammissione di necessità nei confronti di una disprezzata realtà, non intesa come stessa verità, ma come contesto sociale, politico e ambientale. Dmytryk si offre per fare da tramite e da traspositore di un’opera letteraria il cui autore, incarna il profondo disappunto nei confronti della realtà che lo circonda e la cui rivoluzione artistica parte dai fondamenti della letteratura stessa, il genere. Il film è una trasposizione dell’opera : Farewell, My Lovely (1940), di Raymond Chandler (1888-1959) scrittore nato a Chicago e trasferitosi poi a Los Angeles, dove trascorrerà la maggior parte della sua vita. Innamorato della città, nonostante le sue contraddizioni, la renderà il soggetto e l’oggetto delle sue opere e l’attaccamento nei suoi confronti uno dei tratti distintivi del suo personaggio più famoso.

Il poster del film
Il romanzo, così come il film, narra la storia di Philip Marlowe (Dick Powell), investigatore privato, che verrà contattato da due misteriosi uomini, con scopi completamente diversi, ma con tempistiche tutt’altro che casuali. Le sue azioni si intrecceranno, quindi, con le vite di diversi personaggi, tutti funzionali nella risoluzione dei suoi incarichi; ricordiamo Helen Grayle (Claire Trevor), Ann Grayle (Anne Shirley), Jules Amthor (Otto Kruger), Joe “Moose” Malloy (Mike Mazurki), Leuwen Grayle (Miles Mander). Chandler scrive il suo primo romanzo nel 1939 ed è il primo che riesce a scardinare le regole ferree del genere giallo attraverso l’introduzione di nuovi fondamenti ed elementi cardine. Philip Marlowe personifica i caratteri principali della rivoluzione del genere che adopera Chandler, con lo scopo di raccontare la sua realtà, quella di una Los Angeles ancora fortemente segnata dai turbolenti anni 20’ che cambiarono gli Stati Uniti e le sue istituzioni.
Nel 1919 inizia storicamente il proibizionismo (lo smercio degli alcolici diventa illegale), che favorirà la nascita e la diffusione di nuove organizzazioni criminali, i cui membri, i gangster, ricopriranno un ruolo ideologico fondamentale nella letteratura così come nel cinema, promuovendo il fenomeno del “gangsterismo”, da cui deriverà poi i cosiddetti gangster movie a cui si associa una fortissima corruzione della polizia. Il noir non è il primo genere cinematografico che mette in risalto gli aspetti negativi delle grandi città americane dell’epoca e degli effetti del dopoguerra, mostrati già attraverso i primi gangster movie. Infatti, in uno dei più famosi esempi del genere del cinema classico, The Roaring Twenties (I ruggenti anni Venti, 1939) di Raoul Walsh, i gangster sono definiti come “soldati di un esercito criminale, nato tra il matrimonio di una legge impopolare e una nazione contraria”.
La necessità, quindi, è la volontà di raccontare il vero attraverso la vocazione, che però non è centrata nei canoni classici, in questo caso. Chandler, infatti, contestualizza, distrugge e ricostruisce il genere giallo, nella sua totalità: dinamiche, personaggi, caratterizzazione psicologica, ambientale e temporale diventano intimi, diventano il suo riflesso. Le dinamiche sono più intrecciate, più complesse, al detective, il caso, l’enigma, non viene presentato in maniera immediata ed, in certi casi, nemmeno diretta; le cospirazioni secondarie alla dinamica narrativa iniziale sono il fulcro dell’opera. Allo stesso modo i personaggi sono più complessi, più veri, influenzati soprattutto dalle nuove scoperte fatte sulla psicanalisi agli inizi del 900’, che permettono, anche nell’arte, di mostrare tutta la loro umanità, inserendoli in un ambiente che continuamente li espone alla violenza, subita o voluta. Tutti questi elementi stravolti costituiscono un genere di cui Raymond Chandler è uno dei maggiori esponenti, insieme a Dashiell Hammett, autore di Il Falco Maltese”, e James M. Cain, autore di La fiamma del peccato, definito hardboiled, che testimonia la scelta di stravolgere il poliziesco e le opere di matrice investigativa.

Murder, My Sweet (L'ombra del passato, 1944)
Il ruolo del detective, quindi, non è destituito, ma notevolmente rivisto anche in funzione di un’identità unica ed inconfondibile, che figura la trasposizione del genio stesso. Prima di essere una vocazione, quella del detective è una necessità, la sopravvivenza dell'individuo nella società è frutto del suo talento, contrapposto alla sua umanità. Marlowe, infatti, è un antieroe che incarna tutti i vizi più comuni della società: alcolismo e tabagismo, ma che disprezza la realtà che lo circonda. La sfiducia nei confronti del prossimo è ciò che muove ogni sua iniziativa, nonostante definisca il suo ruolo di investigatore privato un lavoro esclusivamente retribuito, piuttosto che un compito etico e necessario.
“Tu mi aiuterai non è vero? … Dovrei farlo per amore o per qualcosa di più tangibile?”
A differenza del poliziesco, del giallo e del thriller investigativo non contaminato, non vi è il rispetto per le istituzioni, non perché sia necessariamente corrotte, ma perché la verità è la eviscerazione dell’enigma, che va oltre la professionalità fine a se stessa. Per il detective l’unica verità da cui poi proviene la plausibile giustizia è definita dalla ricerca personale e ossessiva, che ha, dunque, ripercussioni anche sulla sua vita privata. La caratterizzazione profonda di un personaggio è il tassello più importante di questa rivoluzione, che promuove la dinamicità delle relazioni intime che instaura con gli altri personaggi, che non sono solo tasselli di un puzzle o ostacoli da superare, ma sono parte integrante di conseguenze future una volta risolto il caso.

La rasppresentazione "espressionistica" tipica del cinema noir
In “ Murder, My sweet” , Marlowe si scontra con tutti i fondamenti tipici del noir, che creano intorno a sé l'atmosfera adatta per muovere il suo cinismo attraverso intrighi e relazioni pericolose. Intrighi e ricatti sono il frutto di relazioni instabili e emotivamente violente tra i personaggi di cui il protagonista è vittima: l’esuberante antagonista e il suo ambiguo tirapiedi, la femme fatale che smuove la sua emotività e la misteriosa donna dalle dubbie intenzioni, tutte figure che sottolineano l’inesattezza del giudizio critico umano, sopratutto se immediato ed influenzato dalla necessità. Comprendere le dinamiche è il primo passo per una la compassione doverosa che chi risolve le problematiche altrui deve avere, indipendentemente dalla natura morale che inizialmente si attribuisce alla propria controparte. La verità è tale solo perché vi sono presenti delle prove, che per il talento sono la benzina per il motore, necessarie.
Le conseguenze sono effimere se la risoluzione dell’enigma è il primo passo per un mondo moralmente migliore, ogni azione avrà un valore inestimabile, ogni errore, un'occasione in più per dedicarsi ancora più intensamente, perché la violenza non può essere estirpata dalla vita, ma può essere limitata, così come il dolore deve essere attenuato. La necessità richiama l’arte, perché la vita possa essere ricostruita per il bene e con il bene, un processo che, però, deve iniziare dalla realtà cruda, purchè il genio sia capace di sfruttarla.
“Sai una cosa? Tu devi essere pazzo. Non fai che andartene in giro senza avere la minima idea di quello che fai. Ti sei fatto picchiare da tutti, spaccare la testa, riempire fino agli occhi di droga e ti ostini ancora a stare tra l’incudine e il martello. E magari non sai nemmeno da che parte stai. … Non so da che parte stia nessuno, non so neanche chi è in gioco.”

La figura della femme fatale impersonata in Murder my sweet (L'ombra del passato, 1944) dall'attrice Claire Trevor
Il personaggio di Marlowe sarà riproposto da Chandler in altri suoi lavori come The Big Sleep e The Long Goodbye, che hanno successivamente ottenuto celeberrime trasposizioni cinematografiche, costituendo, per la prima citata, la prima l’affermazione del noir nel cinema classico americano e per la seconda la ripresa dei caratteri della classicità ma secondo stilemi diversi, identificati come neo-noir. The Long Goodbye è il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 1953, è stato trasposto cinematograficamente nel 1973 dal regista americano Robert Altman, che ha regalato al cinema uno dei pilastri del neo-noir, un genere che affronta con ancora più umanità e realtà la sfiducia del protagonista dei confronti di una società alla deriva. In quest’opera Marlowe deve far fronte ad una falsa accusa di complicità in omicidio, che lo porterà a rivalutare ogni sua relazione, facendo così smuovere dentro di sè la necessità nell’investigazione, nella giusta risoluzione dei fatti. Il film, sceneggiato da Leigh Brackett, è ambientato negli anni 70’, capace di catturare, come il noir classico, la realtà, che ovviamente non cambia, poiché la presenza della violenza è costante nel tempo e immutata.
The Big Sleep, invece è il primo romanzo hardboiled che scrive, pubblicato nel 1939, figura la prima avventura del detective Philip Marlowe, che nella trasposizione cinematografica è interpretato da uno degli attori simbolo del cinema classico americano e del genere noir, Humphrey Bogart, affiancato da un’eccezionale Lauren Bacall. Il film, diretto da Howard Hawks, il maestro dei generi, presenta tutti i fondamenti del noir, attraverso una narrazione che esprime la dinamicità delle vicende dopo gli iniziali tentativi di sviare l’investigatore dal vero intrigo. In quest’opera Marlowe è contattato da un famiglia molto ricca per far fronte ai numerosi ricatti ricevuti a danno della figlia minore; sarà, quindi, costretto invischiarsi in una serie di intrighi e cospirazioni molto intimi. Quest’opera è importantissima nell’esaltazione della forte personalità del personaggio, che viene fortemente influenzato dalle conseguenze dell’investigazione e dalle persone da cui è affiancato durante l’inchiesta. L’emotività e l’integrità professionale sono messe in discussione, costituiranno le conseguenza del genio subordinato alla necessità emozionale e morale.
Non saranno solo le sue opere ad essere trasposte in ambito cinematografico, ma lui stesso scriverà diverse sceneggiature per la Paramount a partire dal 1943, tra le più importanti ricordiamo: Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944) di Billy Wilder, The Blue Dahlia (La dalia azzurra, 1946) di George Marshall, Strangers on a train (L'altro uomo, 1951) di Alfred Hitchcock. Chandler dimostra di essere, sia in letteratura sia nel cinema, uno dei maggiori rappresentanti del genere, non limitandosi solo a far immaginare scrivendo, ma a far comprendere visivamente attraverso il media fisico.

Humphrey Bogart (nel ruolo di Philip Marlowe) e Lauren Bacall in una sequenza di The Big Sleep (Il grande sonno, 1946)