

Un incubo artificiale e politico,
recensione di Lorenzo Sartor
RV-116
22.08.2025
โComunque, il fatto รจ che il progresso sembra molto piรน grande di quanto non sia in realtร .โ
Questa citazione, tratta da unโepigrafe scritta dal filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, viene pronunciata da un personaggio terziario di Dracula, lโultimo film di Radu Jude, in una dissacrante dichiarazione dโintenti che potrebbe da sola descrivere tutto lโultimo periodo della carriera del regista rumeno. Ormai da qualche anno, infatti, il cineasta ha accelerato i tempi di produzione dei suoi film, lavorando con mezzi sempre piรน amatoriali e cominciando a ragionare su unโestetica grezza e grottescamente digitale, lasciando da parte la ricerca formale dellโimmagine a favore di opere che nascono dallโimprovvisazione, dalla volontร di narrare lโhic et nunc della contemporaneitร per creare instant films che prendono vita nel momento in cui il pubblico li vede.
Nel suo nuovo film lโautore, per la seconda volta in concorso a Locarno dopo il premio della giuria vinto con Donโt Expect Too Much From The End of the World (2023), crea una narrazione basata sulle digressione, la cui cornice principale rimane quella di un regista (Adonis Tanta) che chiede a unโintelligenza artificiale di realizzare un film in cui un attore fallito, il quale interpreta Dracula in uno spettacolo amatoriale per turisti, cerca di fuggire dalla propria condizione di sfruttamento.
Questa intelligenza artificiale, dal nome A.I.Judex 0.0 - facendo sberleffo al cognome dello stesso regista, come se questโultimo volesse auto-dichiarare i limiti dei propri schemi, rendendosi conto di come sia diventato riconoscibile e facilmente riproducibile il suo stile - crea numerose digressioni che intervallano la storia principale, permettendo al regista di costruire una matrioska di deviazioni dalla linearitร narrativa.
Il Dracula di Radu Jude non รจ solo un film sulla figura piรน celebre della letteratura orrorifica romantica, ma un universo di film potenziali che potrebbero nascere dallo stesso spunto cambiando genere, stile e contesto storico, come in un La Flor (di Mariano Llinรกs, 2018) dove al posto del piacere delle digressioni si cerca invece di rendere queste numerose parentesi sgradevoli e quasi sempre fuori posto allโinterno di una narrazione che fa del disordine la propria cifra stilistica.
I protagonisti dei film di Jude continuano, anche nel tempo piรน lontano dal nostro, a fare riferimenti al presente, a Only Fans, a Revolut, al trading online, a Elon Musk, agli attentati a Trump e a numerosi elementi che fanno capire come le sue opere vivano di un ipertesto che fa riferimento a numerosi elementi extra-cinematografici, perchรฉ come dice la didascalia iniziale: โil gentile lettore troverร un racconto in ogni cosaโ.
Come il precedente film del cineasta, Kontinental โ25 (2025), calato nella realtร sociale della Transylvania, narrando i cortocircuiti dellโepoca moderna, allo stesso modo la sua nuova opera si confronta con la nuova natura delle immagini contemporanee e con lโinsorgere delle masse di sentimenti di nostalgia nazionalista. La scelta di Jude non รจ infatti quella di raccontare nuovamente col suo stile la storia del Dracula creato da Bram Stoker, ma di usare lโicona del vampiro come oggetto catalizzatore di tutti i malumori nazionali e della propensione, sempre piรน imperante in Europa, verso la politica populista e di estrema destra.
Molto piรน centrale della creatura di Bram Stoker allโinterno della pellicola รจ infatti il riferimento alla vera figura storica che ha ispirato il personaggio, ossia Vlad III di Valacchia, detto lโImpalatore.
ร importante ricordare, che rispetto al resto del mondo, questo nobile e comandante militare venga ricordato in Transylvania come un principe crudele e sanguinario.
In Romania centrale la sua figura รจ stata uno strumento di propaganda nazionalista a islamica da parte dellโestrema destra, data lโavversione del nobile verso lโImpero Ottomano e la cultura mussulmana, divenendo cosรฌ molto piรน celebre della sua controparte creata da Stoker, che invece non ha avuto successo in patria fino alla caduta della dittatura di Ceauศescu.
Allโinterno delle tante digressioni, messe in scene o raccontate dai personaggi, sarร sempre centrale nelle varie narrazioni lo status sociale che di volta in volta Dracula assume al mutare del contesto: nel mondo di Radu Jude lโicona vampiresca puรฒ essere rielaborata come padrone capitalista, come operaio proletario della Romagna rurale, come membro della classe media che non possiede i soldi per farsi operare i denti, come membro della comunitร ecclesiastica o come lavoratore sfruttato che desidera fuggire dalla trappola in cui il neoliberismo moderno lโha reso prigioniero. Numerose sono le possibilitร di adattare lโarchetipo del personaggio, come altrettanti sono i modelli con cui lโautore del film si confronta, dialogando con le tante trasposizioni adattate da Bram Stoker e con la loro iconicitร . Emblematica รจ infatti la parentesi in cui il Dracula di un vecchio film rumeno rimane intrappolato in un ospedale dove sono state โcurateโ numerose icone della storia del cinema (da Chaplin a Spielberg) e in cui vediamo il vero attore della pellicola affermare che il popolo seguirร sempre i tiranni per la loro vocazione al nazionalismo.
Lโanima di Jude non emerge quindi soltanto nel confronto diretto con le immagini e il loro cambiamento di statuto, ma nel rivelare le modalitร con cui un archetipo cosรฌ abusato puรฒ essere usato per narrare la Storia del vecchio continente dalla rivoluzione industriale ad oggi, da sempre governata dalle relazioni economiche e dai rapporti di produzione. Il popolo rumeno nellโopera di Jude continua ad essere vittima di credenze populiste che lo conducono verso una lotta tra poveri destinata a non risolversi mai in una reale lotta di classe.
Come nel suo precedente film Jude esplora Cluj-Napoca per rivelare le numerosi modalitร in cui le diversitร culturali e sociali si integrano nella Romania contemporanea, nella storia principale di Dracula il cineasta crea una mappatura di Bran, cittร natia di Vlad Lโimpalatore, per analizzare i simboli in cui continua a rivelarsi lโereditร di tale figura storica e il tentativo di preservare le origini cristiane di una Romania da sempre polo di culture diversificate.
Jude non si limita perรฒ a prendere di petto il presente politico del suo paese, ma si confronta con lโattualitร dellโimmagine cinematografica, rendendo il mezzo dellโintelligenza artificiale non solo uno strumento tecnico per siparietti comici, ma il tema portante della pellicola.
Di fronte alla natura alta dei contenuti da lui trattati (che passano dalla grande letteratura romantica fino agli sviluppi stessi del cinema vampiresco, da Murnau a Coppola), lโuso di immagini generate automaticamente in AI appare invece come un confronto iconoclasta con gli idoli nazionali e con la patina dellโestetica contemporanea. La ricerca del marcio nellโestetica di Jude passa attraverso un uso indiscriminato della bassa risoluzione, arrivando ad applicare provocatoriamente lo zoom per dissacrare e rendere ancora piรน sgradevoli alla vista anche le poche inquadrature in cui sembra essere ricercata una forma di composizione dellโimmagine. Le immagini in AI non rimangono isolate a brevi intermezzi, ma vengono spesso usate come inquadrature di raccordo che generano un senso di straniamento nel meccanismo delle sequenze che interroga lo spettatore su quanto conta realmente il gusto del bello. Lโintelligenza artificiale di Jude non ricerca infatti alcuna forma di fotorealismo, rivela la sua natura artificiale per far comprendere allo spettatore come la sua realtร sia sempre piรน consumata dalla post-realtร delle nuove immagini moderne.
Se questโanno abbiamo giร assistito a due sogni digitali ad occhi aperti (ossia Dry Leaf, presentato anchโesso a Locarno, e What Does That Natura Say To You) in cui Koberidze e Hong Sang-soo contemplavano le loro immagini, dando al pixel la valenza della pennellata pittorica, Jude crea invece un incubo artificiale autogenerativo in cui non ha piรน senso creare una distinzione tra estetica alta e bassa. Nel suo confrontarsi con i nuovi strumenti digitali il regista rumeno realizza forse lโunico vero cinema proletario che puรฒ esistere oggi, perchรฉ รจ lโunico film dalle dimensione e dalla durata da Kolossal che un cittadino della classe media potrebbe realizzare col suo cellulare, non distinguendo piรน la realtร delle immagini in autentiche e farlocche.
Se nella sequenza finale lo sguardo del proletario sembra condannato a rimanere separato da un cancello di ferro, mentre le icone nazionalista della macro-Storia collettiva attraggono di piรน lโattenzione della sua storia individuale, in realtร , lโopera di Jude apre lo spettatore alle nuove possibilitร di espressionedelle immagini.
Perchรฉ se inquadrature di stampo pittorico possono essere accostate ad immagini verticali di TikTok, allora non ci sono limiti a quello che possiamo definire come cinema.

Un incubo artificiale e politico,
recensione di Lorenzo Sartor
RV-116
22.08.2025
โComunque, il fatto รจ che il progresso sembra molto piรน grande di quanto non sia in realtร .โ
Questa citazione, tratta da unโepigrafe scritta dal filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, viene pronunciata da un personaggio terziario di Dracula, lโultimo film di Radu Jude, in una dissacrante dichiarazione dโintenti che potrebbe da sola descrivere tutto lโultimo periodo della carriera del regista rumeno. Ormai da qualche anno, infatti, il cineasta ha accelerato i tempi di produzione dei suoi film, lavorando con mezzi sempre piรน amatoriali e cominciando a ragionare su unโestetica grezza e grottescamente digitale, lasciando da parte la ricerca formale dellโimmagine a favore di opere che nascono dallโimprovvisazione, dalla volontร di narrare lโhic et nunc della contemporaneitร per creare instant films che prendono vita nel momento in cui il pubblico li vede.
Nel suo nuovo film lโautore, per la seconda volta in concorso a Locarno dopo il premio della giuria vinto con Donโt Expect Too Much From The End of the World (2023), crea una narrazione basata sulle digressione, la cui cornice principale rimane quella di un regista (Adonis Tanta) che chiede a unโintelligenza artificiale di realizzare un film in cui un attore fallito, il quale interpreta Dracula in uno spettacolo amatoriale per turisti, cerca di fuggire dalla propria condizione di sfruttamento.
Questa intelligenza artificiale, dal nome A.I.Judex 0.0 - facendo sberleffo al cognome dello stesso regista, come se questโultimo volesse auto-dichiarare i limiti dei propri schemi, rendendosi conto di come sia diventato riconoscibile e facilmente riproducibile il suo stile - crea numerose digressioni che intervallano la storia principale, permettendo al regista di costruire una matrioska di deviazioni dalla linearitร narrativa.
Il Dracula di Radu Jude non รจ solo un film sulla figura piรน celebre della letteratura orrorifica romantica, ma un universo di film potenziali che potrebbero nascere dallo stesso spunto cambiando genere, stile e contesto storico, come in un La Flor (di Mariano Llinรกs, 2018) dove al posto del piacere delle digressioni si cerca invece di rendere queste numerose parentesi sgradevoli e quasi sempre fuori posto allโinterno di una narrazione che fa del disordine la propria cifra stilistica.
I protagonisti dei film di Jude continuano, anche nel tempo piรน lontano dal nostro, a fare riferimenti al presente, a Only Fans, a Revolut, al trading online, a Elon Musk, agli attentati a Trump e a numerosi elementi che fanno capire come le sue opere vivano di un ipertesto che fa riferimento a numerosi elementi extra-cinematografici, perchรฉ come dice la didascalia iniziale: โil gentile lettore troverร un racconto in ogni cosaโ.
Come il precedente film del cineasta, Kontinental โ25 (2025), calato nella realtร sociale della Transylvania, narrando i cortocircuiti dellโepoca moderna, allo stesso modo la sua nuova opera si confronta con la nuova natura delle immagini contemporanee e con lโinsorgere delle masse di sentimenti di nostalgia nazionalista. La scelta di Jude non รจ infatti quella di raccontare nuovamente col suo stile la storia del Dracula creato da Bram Stoker, ma di usare lโicona del vampiro come oggetto catalizzatore di tutti i malumori nazionali e della propensione, sempre piรน imperante in Europa, verso la politica populista e di estrema destra.
Molto piรน centrale della creatura di Bram Stoker allโinterno della pellicola รจ infatti il riferimento alla vera figura storica che ha ispirato il personaggio, ossia Vlad III di Valacchia, detto lโImpalatore.
ร importante ricordare, che rispetto al resto del mondo, questo nobile e comandante militare venga ricordato in Transylvania come un principe crudele e sanguinario.
In Romania centrale la sua figura รจ stata uno strumento di propaganda nazionalista a islamica da parte dellโestrema destra, data lโavversione del nobile verso lโImpero Ottomano e la cultura mussulmana, divenendo cosรฌ molto piรน celebre della sua controparte creata da Stoker, che invece non ha avuto successo in patria fino alla caduta della dittatura di Ceauศescu.
Allโinterno delle tante digressioni, messe in scene o raccontate dai personaggi, sarร sempre centrale nelle varie narrazioni lo status sociale che di volta in volta Dracula assume al mutare del contesto: nel mondo di Radu Jude lโicona vampiresca puรฒ essere rielaborata come padrone capitalista, come operaio proletario della Romagna rurale, come membro della classe media che non possiede i soldi per farsi operare i denti, come membro della comunitร ecclesiastica o come lavoratore sfruttato che desidera fuggire dalla trappola in cui il neoliberismo moderno lโha reso prigioniero. Numerose sono le possibilitร di adattare lโarchetipo del personaggio, come altrettanti sono i modelli con cui lโautore del film si confronta, dialogando con le tante trasposizioni adattate da Bram Stoker e con la loro iconicitร . Emblematica รจ infatti la parentesi in cui il Dracula di un vecchio film rumeno rimane intrappolato in un ospedale dove sono state โcurateโ numerose icone della storia del cinema (da Chaplin a Spielberg) e in cui vediamo il vero attore della pellicola affermare che il popolo seguirร sempre i tiranni per la loro vocazione al nazionalismo.
Lโanima di Jude non emerge quindi soltanto nel confronto diretto con le immagini e il loro cambiamento di statuto, ma nel rivelare le modalitร con cui un archetipo cosรฌ abusato puรฒ essere usato per narrare la Storia del vecchio continente dalla rivoluzione industriale ad oggi, da sempre governata dalle relazioni economiche e dai rapporti di produzione. Il popolo rumeno nellโopera di Jude continua ad essere vittima di credenze populiste che lo conducono verso una lotta tra poveri destinata a non risolversi mai in una reale lotta di classe.
Come nel suo precedente film Jude esplora Cluj-Napoca per rivelare le numerosi modalitร in cui le diversitร culturali e sociali si integrano nella Romania contemporanea, nella storia principale di Dracula il cineasta crea una mappatura di Bran, cittร natia di Vlad Lโimpalatore, per analizzare i simboli in cui continua a rivelarsi lโereditร di tale figura storica e il tentativo di preservare le origini cristiane di una Romania da sempre polo di culture diversificate.
Jude non si limita perรฒ a prendere di petto il presente politico del suo paese, ma si confronta con lโattualitร dellโimmagine cinematografica, rendendo il mezzo dellโintelligenza artificiale non solo uno strumento tecnico per siparietti comici, ma il tema portante della pellicola.
Di fronte alla natura alta dei contenuti da lui trattati (che passano dalla grande letteratura romantica fino agli sviluppi stessi del cinema vampiresco, da Murnau a Coppola), lโuso di immagini generate automaticamente in AI appare invece come un confronto iconoclasta con gli idoli nazionali e con la patina dellโestetica contemporanea. La ricerca del marcio nellโestetica di Jude passa attraverso un uso indiscriminato della bassa risoluzione, arrivando ad applicare provocatoriamente lo zoom per dissacrare e rendere ancora piรน sgradevoli alla vista anche le poche inquadrature in cui sembra essere ricercata una forma di composizione dellโimmagine. Le immagini in AI non rimangono isolate a brevi intermezzi, ma vengono spesso usate come inquadrature di raccordo che generano un senso di straniamento nel meccanismo delle sequenze che interroga lo spettatore su quanto conta realmente il gusto del bello. Lโintelligenza artificiale di Jude non ricerca infatti alcuna forma di fotorealismo, rivela la sua natura artificiale per far comprendere allo spettatore come la sua realtร sia sempre piรน consumata dalla post-realtร delle nuove immagini moderne.
Se questโanno abbiamo giร assistito a due sogni digitali ad occhi aperti (ossia Dry Leaf, presentato anchโesso a Locarno, e What Does That Natura Say To You) in cui Koberidze e Hong Sang-soo contemplavano le loro immagini, dando al pixel la valenza della pennellata pittorica, Jude crea invece un incubo artificiale autogenerativo in cui non ha piรน senso creare una distinzione tra estetica alta e bassa. Nel suo confrontarsi con i nuovi strumenti digitali il regista rumeno realizza forse lโunico vero cinema proletario che puรฒ esistere oggi, perchรฉ รจ lโunico film dalle dimensione e dalla durata da Kolossal che un cittadino della classe media potrebbe realizzare col suo cellulare, non distinguendo piรน la realtร delle immagini in autentiche e farlocche.
Se nella sequenza finale lo sguardo del proletario sembra condannato a rimanere separato da un cancello di ferro, mentre le icone nazionalista della macro-Storia collettiva attraggono di piรน lโattenzione della sua storia individuale, in realtร , lโopera di Jude apre lo spettatore alle nuove possibilitร di espressionedelle immagini.
Perchรฉ se inquadrature di stampo pittorico possono essere accostate ad immagini verticali di TikTok, allora non ci sono limiti a quello che possiamo definire come cinema.