
TR-154
04.07.2026
Quest'anno, il Bif&st di Bari, giunto nel marzo 2026 alla sua diciassettesima edizione (la seconda diretta da Oscar Iarussi), ha avuto il grande merito di celebrare il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche, protagonista di una retrospettiva parallela a quella del premio Oscar italiano Giuseppe Tornatore. Vincitore di una Palma dāOro a Cannes, di un Leone dāArgento a Venezia e di svariati riconoscimenti nelle sue due patrie, Kechiche ĆØ stato uno dei più significativi esponenti del cinĆ©ma du corps francese, ma da una lettura diacronica del suo percorso registico ĆØ interessante constatare come nella cronologia della sua opera lāelemento sociale e quello sensuale si scambiano di importanza. Nei primi lavori, il sociale (e il politico) investono (anche) i corpi, ma una compresenza perfettamente bilanciata fra lāelemento sociale e lāelemento ācorporeoā arriverĆ solo con il quarto film, VĆ©nus noireĀ (Venere nera, 2010). Da La Vie d'AdĆØle (La vita di Adele, 2013)Ā in poi, il cinema di Kechiche sublimerĆ nel corporeo e nel sensuale lāelemento socio-politico, che continuerĆ a scorrere sottotraccia prima nella storia dāamore fra AdĆØle ed Emma, poi nella spensieratezza di Amin in quellāestate degli anni Novanta ritratta nel ciclo del Mektoub (2017-2025).
La filmografia di Kechiche ĆØ frutto di un fecondo innesto culturale: nato a Tunisi nel 1960, il futuro regista si trasferƬ con la sua famiglia in Francia, a Nizza, allāetĆ di sei anni, e di questa doppia origine geografica e culturale tutto il suo cinema ĆØ pervaso. Anni dopo, in unāintervista sul film VĆ©nus noire, avrebbe parlato della sua giovinezza in questi termini: āSono arrivato molto giovane in Francia, potrei dire di aver aperto gli occhi qui. Sono cresciuto nel razzismo e nellāoppressione dello sguardo altrui, ne parlo nei miei filmā. In ogni caso Kechiche, pur avendo esplicitato più volte il suo disappunto per il riemergere di istanze razziste/nazionaliste, non ha dubbi sulla sua nazionalitĆ : āIo sono francese. Non ĆØ soltanto una questione di nazionalitĆ . Io ho fatto miei gli ideali della Republique e dei fratelli LumiĆØre. Sono questi ideali che mi hanno dato la voglia di diventare cineastaā.

La Faute Ć VoltaireĀ (Tutta colpa di Voltaire,Ā 2000)
Abdellatif Kechiche iniziò sin dallāadolescenza a sviluppare un forte interesse per il teatro che, a partire dalla fine degli anni Settanta, appena diciottenne, lo portò a esibirsi con successo come attore. Oltre alla recitazione prese a dedicarsi anche alla regia teatrale, presentando il suo spettacolo LāArchitecte al prestigioso Festival di Avignone. A partire dal 1984 alternò al palcoscenico numerosi ruoli da attore per il cinema francese e tunisino, venendo premiato per la sua caratterizzazione del gigolò Rouda nel film Bezness (1992) di Nouri Bouzid. Intanto iniziava a farsi strada in lui il desiderio di spostarsi dietro la macchina da presa, e fino al 2000 tentò più volte, senza successo, di vendere sue sceneggiature a produttori francesi. Dopo essere finalmente riuscito ad affermarsi come regista cinematografico, riprenderĆ per lāultima volta le vesti dāattore nel film indipendente americano Sorry, Haters (America dopo, 2007) nel ruolo di un tassista arabo che, nella New York post-11/9, instaura un'amicizia con una donna divorziata.
Dopo vari rifiuti, il produttore Jean-FranƧois Lepetit rimase positivamente colpito dalla sceneggiatura di La Faute Ć Voltaire (Tutta colpa di Voltaire, 2000), presentato con successo alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2000, dove vinse il premio De Laurentiis per la migliore opera prima. Tre anni dopo, la sua opera seconda LāEsquive (La schivata, 2003) vinse a sorpresa quattro premi Cesar, di cui tre (Miglior film, Migliore regia, Migliore sceneggiatura) andati direttamente a Kechiche, consacrandolo come uno degli autori più importanti del cinema francese contemporaneo. Uguale successo accolse anche il suo terzo film, Le Grain et le Mulet (Cous Cous, 2007), con cui vinse altri tre Cesar, sempre nelle categorie del film, della regia e della sceneggiatura, nonchĆ© il Leone dāArgento a Venezia 2007; salito sul palco per ricevere il leoncino, Kechiche non nascose il disappunto per quel premio āmodestoā.
Il titolo originale del film, uscito con discreto successo anche in Italia, significava letteralmente āil grano e il cefaloā, i due ingredienti principali del cous cous di pesce. A queste opere, tutte e tre ambientate nelle banlieus francesi con protagonisti di origine araba, fanno da sfondo i temi dellāimmigrazione e dellāintegrazione: la tematica del corpo ĆØ però presente in nuce sin da La Faute Ć Voltaire, e di film in film acquisirĆ una sempre maggiore importanza allāinterno della trama. In quest' ottica anche questo trittico sullāimmigrazione e lāāintegrazioneā ĆØ importante per analizzare i successivi sviluppi nella filmografia dell'autore.

LāEsquive (La schivata, 2003)
Dopo i buoni risultati dei primi due film in termini di premi e visibilitĆ , ĆØ con Le Grain et le MuletĀ che il cinema di Kechiche acquisisce un rilievo internazionale. A un intervistatore che gli fece notare che aveva messo al centro della narrazione due stereotipi tipici di chi vede dallāesterno la cultura magrebina, la danza del ventre e il cous cous, Kechiche rispose prontamente: āPer noi [la danza del ventre] ĆØ qualcosa di sacro, unāarte vera e propria, e io ho cercato proprio di renderla nella sua bellezza e nel suo mistero: un ventre che vibra, un corpo che si muove, ĆØ qualcosa di misterioso, che non ha nulla di volgare e non ĆØ neppure sensuale... Stesso discorso per il cous cous, spesso considerato in termini spregiativi, mentre nel film ho voluto dare spazio al cerimoniale e alla tradizione che lo accompagnaā. Effettivamente grande risalto, in chiave positiva e non limitata alle logiche dellāattrazione sessuale, viene dato nel film alle donne della famiglia allargata del protagonista. A tal riguardo Kechiche commentò che āMatriarcato ĆØ una bella espressione che non mi fa paura. La famiglia araba ĆØ fondata sulla madre. Nellāimmaginario occidentale la donna araba ĆØ una donna sottomessa, silenziosa, soggetta al padre e al marito, ma questa non ĆØ unāimmagine reale, almeno non nel Maghrebā.
GiĆ in questa prima parte di filmografia iniziano subito ad emergere alcune caratteristiche tipiche del cinema di Kechiche, prima fra tutte la sua derivazione dal Realismo Cinematografico degli anni Sessanta-Settanta in tutte le sue varianti, da una certa parte della Nouvelle Vague francese fino al New Cinema britannico passando per il Cinema Indipendente americano. Il suo stile di regia tende a prediligere la camera a spalla, le inquadrature instabili e una maggiore predilezione per la resa realistica rispetto alla cura formale. Si possono facilmente tracciare parallelismi fra Kechiche e Ken Loach, o fra Kechiche e John Cassavetes; da notare peraltro come lāepisodio del furto del motorino in La Graine et le Mulet ricordi molto da vicino Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Kechiche dimostra una qualche filiazione anche da alcune opere di Jean-Luc Godard e di Rainer Werner Fassbinder nel contenuto e nelle intenzioni, oltre che nello stile. Un secondo punto fermo del suo cinema riguarda la scelta degli attori. In La Faute Ć VoltaireĀ erano ancora tre gli attori professionisti, anche se non particolarmente noti, a rivestire i ruoli dei protagonisti Jallel (Sami Bouajila), Lucie (Ćlodie Bouchez) e Nassera (Aure Atika); ma con L'EsquiveĀ Kechiche inaugura la tendenza a scegliere come interpreti dei non professionisti, prioprio come nello stile del Neorealismo e di Ken Loach.
I ragazzi del corso di teatro al centro della trama di La Faute Ć Voltaire sono dei ragazzi di seconda generazione che, al momento delle riprese, vivevano veramente nelle zone delle banlieus parigine. Allo stesso modo anche il sessantenne protagonista di Le Grain et le Mulet, Habib Boufares, era un immigrato tunisino che non aveva avuto alcuna esperienza di set, e le vicende del suo personaggio ricalcavano in parte quelle del vero padre di Kechiche, morto durante le riprese del film e a cui il lungometraggio ĆØ dedicato. Lo stesso vale per tutti gli altri personaggi che compongono il piccolo mondo di Slimane. La scelta di servirsi di attori non professionisti o misconosciuti sarĆ replicata dal cineasta in tutti i suoi lavori successivi, con lāeccezione di La Vie d'AdĆØle - da notare anche in questo caso come più volte Kechiche abbia scelto di dare al personaggio lo stesso nome del suo interprete, come a suggerire una sovrapposizione.

La Graine et le MuletĀ (Cous Cous,Ā 2007)
Conclusa lāesperienza della ātrilogia della migrazioneā, con VĆ©nus noire (Venere Nera, 2013) il regista affronta direttamente la tematica del colonialismo, con un dramma storico frutto di una coproduzione fra Francia, Tunisia e Belgio. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010 ĆØ incentrato sulla figura storica di Saartjie Baartman (Yahima Torres), soprannominata la Venere Ottentotta ed esibita nei primi dellāOttocento, prima in Inghilterra e poi in Francia, in famigerati freak shows che ne evidenziavano le forme anatomiche definite razzisticamente āselvaggeā. Dopo una vita travagliata che consente di attraversare da una prospettiva deformata e deformante svariati ambienti e classi sociali della Londra e della Parigi del suo tempo, Saartijie muore nel 1815 in un bordello, uccisa da una malattia venerea, il suo nome diventerĆ unāicona nelle periferie; il suo corpo, dopo essere stato esposto al MusĆ©um dāHistoire Naturelle fino agli anni Settanta del Novecento, sarĆ restituito al Sud Africa solo nel 2002.
Ć lo sguardo a rappresentare il centro tematico del film, lo sguardo dellāOccidente su Saartijie che duplica lo sguardo del pubblico verso lo schermo: lo stesso spettatore si fa cosƬ complice di questa āansia del guardareā che la protagonista attira su di sĆ© come un magnete. La VĆ©nus noireĀ si colloca cosƬ sulla stessa genealogia dei Freaks di Tod Browning e dellāElephant Man di David Lynch, anche se Kechiche disse che di questāultimo film lo disturbava ālāesibizione dei corpiā: una rappresentazione del carattere polarizzante del āfisicamente diversoā, esibito e al tempo stesso perseguitato tanto nei sobborghi quanto nei salotti e nelle istituzioni mediche di un Occidente colto in uno dei momenti chiave del suo sviluppo industriale. Ciò che caratterizza la sola Saartijie, e che rende particolarmente odiosa lāattenzione morbosa di cui ĆØ oggetto, ĆØ che la deformazione riguarda principalmente i suoi organi sessuali, la sua sessualitĆ : la reazione del suo pubblico sempre più animalesco e indifferenziato ĆØ, cosƬ, pericolosamente sospesa fra eccitazione e disgusto; da questa ambivalenza deriva la spasmodica ricerca della donna per disprezzarla, compatirla o, al più, studiarla, sommo paradosso e somma bestializzazione che la accomuna alle scimmie. Il suo corpo ĆØ del tutto colonizzato dallo sguardo occidentale fino a dopo la sua stessa morte, dove viene trattato come un oggetto da mostrare e vivisezionare.

VƩnus noire (Venere Nera, 2010)
Dopo VĆ©nus noireĀ sarebbe arrivato il film più noto di Kechiche, La vie dāAdĆØle, premiato con la Palma dāOro al Festival di Cannes 2013 e destinato ad essere oggetto di numerosi dibattiti e forti polemiche. Il regista, affiancato come di consueto dallāallora moglie Ghalia Lacroix, aveva scritto la sceneggiatura del film adattando con grandissime libertĆ Le bleu est une couleur chaude, apprezzata graphic novel della fumettista francese Julie Maroh. Racconto della travagliata storia dāamore tra la studentessa AdĆØle (AdĆØle Exarchopoulos) e la più matura pittrice Emma (LĆ©a Seydoux), il titolo completo dellāopera ĆØ in realtĆ La vie dāAdĆØle: Chapitres 1 et 2, dal momento che Kechiche aveva valutato di seguire la vita di AdĆØle ed Emma, sulla falsariga di quanto Truffaut aveva fatto con il personaggio di Antoine Doinel; questo concept sarebbe alla fine confluito nel progetto del Mektoub.
La vie dāAdĆØleĀ ĆØ un film piuttosto semplice e lineare nella sua trama, che apparentemente mette da parte le tematiche di migrazione, integrazione, colonialismo e doppia cultura che avevano fatto da sfondo ai primi quattro film di Kechiche e che torneranno nel trittico del Mektoub. In realtĆ - anche se meno espliciti che nelle opere precedenti ma forse proprio per questo più puntuali e originali ā in La vie dāAdĆØleĀ degli elementi di analisi delle classi sociali restano, innanzitutto nella contrapposizione fra la famiglia della protagonista, più povera e conservatrice, e la famiglia di Emma, più benestante e iperprogressista. āIl confronto fra questi due mondi, e la possibilitĆ che lāuno venga compreso e accettato dallāaltro mi affascina. Mi pongo questa domanda molto spesso e la esploro allāinterno dei miei film. Una persona può realmente uscire dalle proprie origini sociali, se ĆØ come AdĆØle? E può essere capita dal mondo di Emma? Questo ĆØ un interrogativo molto importante per me. Potrei quasi dire di essere ossessionato da questa domanda, da molto tempoā.
Ć significativo peraltro notare come, dopo una serie di film su tematiche LGBT che si erano avvicendati in maniera isolata sin dagli anni Ottanta, fu La vie dāAdĆØleĀ ā assieme allāhollywoodiano Brokeback Mountain (I segreti di Brokeback Mountain, 2005) firmato da Ang Lee - ad apportare un incisivo contributo alla definitiva liberalizzazione della rappresentazione dellāomosessualitĆ maschile e femminile al cinema, dando via a un filone di opere tuttora in pieno rifluire; ma niente ĆØ apertamente militante nel quinto film di Kechiche: lāelemento sociale ĆØ efficacemente sublimato nellāelemento fisico, e La vie dāAdĆØleĀ ĆØ anzitutto una storia di passione, di cibo, di arte e di corpi.

La vie dāAdĆØle (La vita di AdĆØle, 2013)
Se la Palma dāOro a Cannes per La vie dāAdĆØleĀ fu eccezionalmente assegnata, oltre che a Kechiche, anche alle due protagoniste AdĆØle Exarchopoulos e LĆ©a Seydoux, durante il percorso promozionale del film emersero lamentele da parte di entrambe le attrici sul comportamento del regista sul set, in particolare, ma non solo, rispetto alle scene di intimitĆ tra i rispettivi personaggi: queste dichiarazioni, assieme a una controversia sindacale sul trattamento della troupe, portò allāesclusione del filmĀ dalla corsa agli Oscar, nonostante la vittoria a Cannes nellāanno in cui la Giuria era presieduta nientemeno che da Steven Spielberg.
Dopo il successo a Cannes e le polemiche seguirono anni un poā confusi per la produzione artistica del cineasta, durante i quali un gran numero di progetti furono annunciati come successivo film del regista per poi scomparire nel nulla, fra cui un biopic sulla beghina Marguerite Porete, condannata al rogo come eretica. Intanto, nel 2011, FranƧois BĆ©gaudeu, reduce del successo di Entre les murs (La classe, 2008) di cui era sceneggiatore e protagonista, aveva pubblicato il romanzo La Blessure, la vrie (La ferita, quella vera), un lungo amarcord semiautobiografico sullāestate ā86 che il protagonista FranƧois, adolescente francese dalle dichiarate tendenze comuniste-leniniste determinato a perdere la verginitĆ il prima possibile, aveva trascorso in un paesino della costa francese. Al momento della pubblicazione del libro, BĆ©gaudeu aveva scherzosamente espresso la speranza che il suo romanzo venisse trasposto in un film da Kechiche, da lui definito āun naturalistaā nonchĆ© āil più grande regista francese viventeā.
Dopo un primo momentoin cui aveva ritenuto il romanzo troppo complesso per essere trasposto, il regista franco-tunisino iniziò a sognare di trarre da La Blessure, la vrie il canovaccio per una grande saga famigliare, riaccarezzando il sogno mai sopito di avere un suo "personale" Antoine Doinel. Inizialmente intitolato Mektoub is Mektoub, lāopera multipla ĆØ stata poi ribattezzata Mektoub, My Love; āmektoubā (Ł ŁŲŖŁŲØ) ĆØ la parola araba per destino. La produzione di Mektoub ĆØ stata molto travagliata, e allāapprendere che le riprese del film stavano strabordando e da un singolo lungometraggio erano passate a includere il progetto di un dittico di due film di tre ore lāuno diversi partner finanziari di primaria importanza, a cominciare dalla banca Cofiloisirs, si ritirarono; a giugno 2017, Kechiche arrivò a vendere la Palma dāOro ricevuta per La vie dāAdĆØleĀ per sostenere i costi di produzione. Superate ā in parte ā queste difficoltĆ , l'autore presentò il primo capitolo della sua opera magna alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre 2017.

Mektoub, My Love - Canto uno (2017)
Kechiche stravolge in buona parte la trama del romanzo di BĆ©gaudeu, dandogli dei tocchi vagamente più autobiografici e spostando le vicende allāestate 1994. Il protagonista del film e dellāintera saga non si chiama più FranƧois bensƬ Amin: se FranƧois era un quindicenne francese che da Nantes torna alla nativa Saint-Michel-en-lāHerm per le vacanze estive con il chiodo di perdere la verginitĆ il prima possibile, Samir ĆØ un ventenne francese di origini tunisine che da Parigi arriva per le vacanze estive nella nativa SĆØte senza particolari inquietudini a turbare la sua calma serafica. Amin ĆØ un aspirante sceneggiatore e appassionato fotografo e, da buon sceneggiatore, preferisce guardare piuttosto che agire: e il soggetto prediletto del suo sguardo ĆØ la bellissima OphĆ©lie. Il film si apre proprio con una scena di amore clandestino fra OphĆ©lie e Tony, il cugino di Amin, che il protagonista, appena arrivato da Parigi, sbircia dalla finestra.
La storia fra OphĆ©lie e Tony ĆØ segretissima, dal momento che la ragazza ĆØ fidanzata con un militare molto geloso; per questo motivo Tony, a suo dire a moā di ācoperturaā, non disdegna affatto di amoreggiare anche con altre ragazze. Tony ed Amin sulla spiaggia fanno amicizia con due nizzarde, Charlotte e CĆ©line; Charlotte ed Amin si fidanzano nel giro di cinque minuti, mentre Amin si mantiene più cauto nei confronti di CĆ©line. Segue un vorticare di bagni in mare, interni di famiglia araba, pettegolezzi sulla spiaggia, serate in giro per la cittadina, lacrime di Charlotte che sente Tony distante, bugie di Tony che cerca di coprire la storia con OphĆ©lie. Arriva a Sete anche CamĆ©lia, giovane zia di Amin in procinto di fidanzarsi con il compagno. Amin propone a OphĆ©lie di posare nuda per lui, OphĆ©lie ĆØ incerta, ma pare interessata. Un lungo ballo in discoteca dove le ragazze della comitiva si danno da fare con la pole dance. Amin flirta un poā, ma non sembra molto interessato ad andare oltre i baci. La scena più bella del film ĆØ quella della nascita di un agnellino nella fattoria della famiglia di OphĆ©lie, vista attraverso gli occhi di Amin che fotografa il miracolo della vita. Charlotte lascia Tony e fa amicizia con Amin. OphĆ©lie dice ad Amin che forse poserĆ nuda per lui. Fine, per il momento.
Il film si apre con una doppia citazione: āDio ĆØ la luce del mondoā, che ĆØ un versetto del Vangelo di Giovanni, e āLuce su Luce: Dio dĆ la sua luce a chi vuole Luiā, che ĆØ un versetto del Corano. Mektoub, My Love: Canto primo ĆØ il film più solare e luminoso del suo regista, quello più estivo di un cineasta che dellāafrodisiaco ha fatto il centro della sua ricerca artistica. Il clima un poā rarefatto e in qualche modo irrealistico di La vie dāAdĆØle trova pienamente un senso allāinterno di questo grande amarcord. āLāambientazione temporale degli anni Novanta nasce dal fatto che per capire il secolo in arrivo, bisogna entrare negli ultimi anni di quello precedente. Unāepoca, quella, in cui si viveva in modo più armoniosoā, avrebbe spiegato il regista a Venezia.

Mektoub, My Love - Canto uno (2017)
Con Mektoub, My Love: Canto primo Kechiche tocca lāapice della sua filmografia e della sua ricerca, avvicinandosi a una resa cinematografica di quel Cubismo pittorico che aveva fatto grande lāarte di Picasso a inizio secolo. Ma in fondo Mektoub, My Love ĆØ la summa di tutte le cifre stilistiche del cinema kechichiano: la visione sognante ma non idealizzata della donna, la sensualitĆ come cifra caratteristica dellāidentitĆ ā araba, la ricerca di un proprio posto nel mondo da parte di un giovane sospeso fra due culture, lāamore per la Francia che non rinnega mai le proprie origini magrebine. Amin, benchĆ© più giovane di lui di una quindicina d'anni, ĆØ evidentemente la persona loquens, anzi la persona videns del regista; la sua stessa passione per la fotografia non fa altro che echeggiare una vocazione per il cinema che presto sarĆ accontentata; e nel raccontare le sue vicende con un ritmo rarefatto e iper-naturale, Kechiche sembra splendidamente perdersi allāinterno di una ricerca delle specificitĆ narrative e sensoriali del mondo filmico come mezzo di trasmissione, prima ancora di rappresentazione, del reale.
Suggestive le note di regia di Canto uno, una sorta di manifesto del cinema di Kechiche: āAspiro a fare in libertĆ dei film che siano anchāessi liberi, realizzati con pochi mezzi, e con lāintento di raccontare una storia, di partecipare al risveglio dellāanima (anche se il mio spirito non ĆØ più sveglio di altri). Sono cosciente che la mia anima ĆØ oscurata da questo nuovo Secolo.Ā Senza essere un politico, le circostanze della mia nascita, le mie origini, la mia carriera, fanno di me unāentitĆ politica... Non volevo parlare di me, non volevo spiegarmi. Non ho la personalitĆ dei miei protagonisti ma posso identificarmi in ognuno di loro. Li guardo, li osservo, li amo, tutto qui⦠La mia non vuole essere una lezione, ma una visione. Cercare la veritĆ non vuol dire accusare. CāĆØ una spaccatura nella societĆ , ed ĆØ necessario capirne lāorigine. La Francia non ĆØ una nazione bianca, bensƬ multiculturale e multireligiosa. Questo film vuole essere un inno alla vita e alla luce, unāode alla bellezza, una storia gioiosa ed euforica che analizzi le conseguenze di azioni passate sul presente. Questa luce ĆØ la libertĆ di pensiero, la libertĆ che rivendicoā.

Mektoub, My Love - Intermezzo (2019)
Dopo unāattesa piuttosto prolungata, nel maggio 2019 Kechiche ha presentato al Festival di Cannes Mektoub, My Love: Intermezzo, che si sarebbe rivelato il film più contestato del festival. Da una durata iniziale di ben quattro ore ridotta poco prima della proiezione a tre ore e mezza, programmato in una speciale proiezione di mezzanotte Intermezzo ha fatto uscire dalla sala diversi spettatori, a causa della sua immensa durata e di una lunga scena di cunnilingus che vedeva impegnati OphĆ©lie e un nuovo personaggio chiamato AimĆ©. Intermezzo ĆØ composto da sole tre sequenze: una prima mezzāora ambientata sulla spiaggia; tre ore intere ambientate in discoteca, con una sotto-sequenza nei bagni del locale; una decina di minuti in un appartamento. La trama ĆØ scarnissima, e ruota intorno a soli tre luoghi di SĆØte: una sequenza di apertura, di mezzāora di durata, sulla spiaggia; una sequenza in discoteca di circa tre ore; un finale in un appartamento. La distribuzione di Intermezzo ĆØ stata però bloccata, allāindomani della presentazione a Cannes, sia dalle polemiche di associazioni quali āStop au Pornoā che soprattutto dalle accuse della protagonista OphĆ©lie Bau, che dopo essere apparsa sul red carpet del festival a promuovere il film ha abbandonato la sala durante la proiezione, sconvolta dal montaggio della scena nei bagni della discoteca.
Dopo ben sette anni di silenzio ĆØ arrivato al Festival di Locarno del 2025 Mektoub, My Love: Canto due, presentato anche al Bif&st 2026 in anteprima italiana come titolo conclusivo della kermesse. Prima che le polemiche su Intermezzo prendessero il sopravvento nel 2019 Kechiche aveva anticipato che, laddove Intermezzo era il capitolo marcatamente āsperimentaleā del trittico, Canto due avrebbe dato alla saga di Amin e compagni una conclusione āaccademicaā.Ā Mektoub, My Love: Canto due prosegue la storia di Amin, di OphĆ©lie e di Tony introducendo nuovi personaggi: il centro narrativo del film ĆØ infatti rappresentato dallāincontro casuale di Amin e della sua famiglia allargata con un produttore americano, Jack Patterson (Andre Jacobs), e con la sua giovane e annoiata moglie, la star televisiva Jessica (Jessica Pennington). Jack si infervora per una sceneggiatura fantascientifica scritta da Amin, dal titolo un poā pretestuoso, Gli elementi essenziali dellāesistenza umana, e sogna di trarne un film da produrre a Hollywood con la moglie nel ruolo della protagonista; intanto però Jessica si sente pericolosamente attratta da Tony e, per complicare le cose, OphĆ©lie, ormai prossima al matrimonio con ClĆ©ment, si trova incinta dello stesso Tony e sembra propensa ad andare a Parigi ad abortire. Tutte queste linee narrative conflagrano in unāunica, lunga notte, che aggiunge al cinema di Kechiche sprazzi inediti di suspence da film dāazione.

Aperto da unāenigmatica citazione, tradotta in francese, del poeta portoghese Fernando Pessoa ā āVola, uccello, vola / insegnami a sparireā, originariamente attribuita al suo eteronimo Albero Caiero ā Mektou, My Love: Canto due ĆØ forse il film narrativamente più tradizionale di Kechiche, pur ripresentando molti dei suoi stilemi registici e motivi tematici; e con lāinserimento del personaggio quasi caricaturale del produttore e della sua giovane moglie attrice, professionalmente e sessualmente frustrata, anche il più metacinematografico. In Canto due si trova il punto di approdo a molti snodi tematici tipici di tutto il suo cinema: ancor più di Canto uno, questāultimo capitolo della saga famigliare sulle spiagge di SĆØte immaginata da Kechiche a partire dal romanzo di BĆ©gaudeu sembra essere una sovrapposizione tra il āprimo Kechicheā, più interessato alla dimensione sociale, e i suoi ultimi titoli in cui prendono il sopravvento le dinamiche relazionali e sessuali.
Nelle prime interazioni tra Amin, Tony e i coniugi Patterson cāĆØ tutta lāambiguitĆ dellāorientalismo Ć la Said, e degli stereotipi, anche positivi, che accompagnano in Occidente la figura dellāarabo; nelle ore concitate che seguono alla scoperta, da parte di Jack Patterson, della relazione tra la āsuaā Jessica e Tony la provenienza araba di questāultimo e di Amin diventa motivo di sospetto per la polizia locale, che indaga su quanto accaduto dopo che il produttore americano ĆØ finito in codice rosso allāospedale di SĆØte per un colpo partito dalla sua stessa pistola.
La trama della sceneggiatura immaginata da Amin aggiunge, sia pure a parole, una dimensione fantascientifica al cinema di Kechiche. Facendo un poā il verso a Blade Runner (1982), Gli elementi essenziali dellāesistenza umana avrebbe dovuto raccontare la storia dāamore tra un uomo e unāandroide donna programmata ad imitare le emozioni umane, e solo dopo la morte del compagno scopre una sua autentica interioritĆ e addirittura āsviluppa un'anima umana, grazie all'amore" perchĆØ "l'anima non ĆØ data da nessuno, deriva dall'amore".
Jack Patterson da buon produttore giĆ immagina di trarne un franchise con più sequel, di cambiare il titolo in Robotlove, ed esterna lāambizione di trarre dallo script di questo sconosciuto franco-tunisino "un film d'autore hollywoodiano, che ĆØ un paradosso", anche se intanto Tony e Jessica recitano giocosamente a bordo piscina una scena tra Robert De Niro e Joe Pesci in Raging Bull (Toro scatenato, 1980) di Martin Scorsese. La stessa ambientazione della piscina della villa in cui alloggiano i coniugi Patterson, sfondo sia di alcune delle scene più spensierate del film sia del climax drammatico, si riallaccia a uno dei più celebri titoli del cinema francese di fine anni Sessanta, La Piscine (La piscina, 1969) di Jacques Deray.

Splendidamente fotografato, come giĆ i due precedenti titoli del trittico di Mektoub, dallāitaliano Marco Graziaplena, Canto due rappresenta anche il compimento del frammentario discorso sul destino tracciato da Kechiche a partire dal titolo in arabo. La stessa parola mektoub ĆØ giocosamente menzionata da una delle cugine di Amin quando la sua momentanea ragazza Charlotte esterna il piano di lasciare Amin libero di andare anche con altre ragazze, tanto ĆØ sicura che tornerĆ da lei ā salvo poi scrivergli un biglietto dāaddio poche scene dopo quando deve rientrare a Parigi. Più forte ĆØ lāargomentazione destinale in un dialogo tra Amin e OphĆ©lie, che dice al protagonista, dubbioso delle scelte che lei sta facendo, ānon pensavo di restare incinta, non pensavo di sposarmi e mi sposo, magari divorzierò, magari verrò con te a Los Angeles. Non lo sappiamo. Tu sai di cosa ĆØ fatto il domani?ā. Non cadono a caso neanche i continui riferimenti che, a moā di scherzi pesanti, fanno vari personaggi secondari sul rischio che ClĆ©ment, il promesso sposo di OphĆ©lie, militare in missione in Medio Oriente, esploda calpestando una mina ā salvo poi comparire, potenziale deus ex machina del tutto inaspettato tanto più che ĆØ inquadrato per la prima volta in tutta la saga di Mektoub, nella lunga sequenza finale del film.
Proprio perchĆ© tutto Canto due ĆØ pervaso da questa riflessione sul destino e sul significato delle scelte quotidiane ed esistenziali, c'ĆØ qualcosa di straziante nella scena del ballo che spontaneamente si viene a creare durante la preparazione di una festa tra i molti membri della famiglia allargata di Amin, poco prima della ā sfiorata ā tragedia finale, e che comprende anche un momento di danza del ventre, trademark del cinema di Kechiche sin dai tempi di La Graine et le Mulet: ĆØ lāultimo momento di spensieratezza per Amin e per Tony prima che subentri la ferita, quella vera, e alla luce della macro-sequenza finale forse ĆØ corretto interpretare a ritroso tutto il ciclo di Mektoub, My Love come un mega-film sulla perdita dellāinnocenza.
Finale di Mektoub che in realtĆ non cāĆØ, non in maniera compiuta perlomeno, nel dĆ©coupage dei minuti finali che sembra stare a cavallo tra deliberata scelta narrativa, di stile, e sopraggiunte difficoltĆ produttive e legali. Mektoub, My Love: Canto due per dirla con Pirandello non conclude, non in maniera secca perlomeno, la maggior parte dei fili narrativi restano sospesi, con una conclusione più allusa che raccontata, lāarrivo di ClĆ©ment sembra destinato ad avere delle conseguenze sui character arc di tutti i personaggi principali che però non vediamo, il destino di Tony in particolare resta del tutto incerto, e tutto si esaurisce in una corsa a perdifiato di Amin.
Sappiamo che Kechiche aveva vagheggiato di proseguire la storia di Mektoub anche in ipotetici nuovi film dopo Canto due, ma sappiamo anche che questo sogno ĆØ diventato impossibile dopo tutte le vicissitudini produttive, legali e mediche affrontate dal regista negli ultimi sette anni. Mektoub, My Love: Canto due allora ci arriva in tutta la sua cristallina purezza come un cronorifugio, lāultimo atto di unāutopia cinematografica che giĆ ĆØ un miracolo che abbia visto la luce. Del resto, cāĆØ modo migliore di terminare una saga cinematografica, e forse una carriera intera, con una corsa che non si conclude mai?
TR-154
04.07.2026
Quest'anno, il Bif&st di Bari, giunto nel marzo 2026 alla sua diciassettesima edizione (la seconda diretta da Oscar Iarussi), ha avuto il grande merito di celebrare il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche, protagonista di una retrospettiva parallela a quella del premio Oscar italiano Giuseppe Tornatore. Vincitore di una Palma dāOro a Cannes, di un Leone dāArgento a Venezia e di svariati riconoscimenti nelle sue due patrie, Kechiche ĆØ stato uno dei più significativi esponenti del cinĆ©ma du corps francese, ma da una lettura diacronica del suo percorso registico ĆØ interessante constatare come nella cronologia della sua opera lāelemento sociale e quello sensuale si scambiano di importanza. Nei primi lavori, il sociale (e il politico) investono (anche) i corpi, ma una compresenza perfettamente bilanciata fra lāelemento sociale e lāelemento ācorporeoā arriverĆ solo con il quarto film, VĆ©nus noireĀ (Venere nera, 2010). Da La Vie d'AdĆØle (La vita di Adele, 2013)Ā in poi, il cinema di Kechiche sublimerĆ nel corporeo e nel sensuale lāelemento socio-politico, che continuerĆ a scorrere sottotraccia prima nella storia dāamore fra AdĆØle ed Emma, poi nella spensieratezza di Amin in quellāestate degli anni Novanta ritratta nel ciclo del Mektoub (2017-2025).
La filmografia di Kechiche ĆØ frutto di un fecondo innesto culturale: nato a Tunisi nel 1960, il futuro regista si trasferƬ con la sua famiglia in Francia, a Nizza, allāetĆ di sei anni, e di questa doppia origine geografica e culturale tutto il suo cinema ĆØ pervaso. Anni dopo, in unāintervista sul film VĆ©nus noire, avrebbe parlato della sua giovinezza in questi termini: āSono arrivato molto giovane in Francia, potrei dire di aver aperto gli occhi qui. Sono cresciuto nel razzismo e nellāoppressione dello sguardo altrui, ne parlo nei miei filmā. In ogni caso Kechiche, pur avendo esplicitato più volte il suo disappunto per il riemergere di istanze razziste/nazionaliste, non ha dubbi sulla sua nazionalitĆ : āIo sono francese. Non ĆØ soltanto una questione di nazionalitĆ . Io ho fatto miei gli ideali della Republique e dei fratelli LumiĆØre. Sono questi ideali che mi hanno dato la voglia di diventare cineastaā.

La Faute Ć VoltaireĀ (Tutta colpa di Voltaire,Ā 2000)
Abdellatif Kechiche iniziò sin dallāadolescenza a sviluppare un forte interesse per il teatro che, a partire dalla fine degli anni Settanta, appena diciottenne, lo portò a esibirsi con successo come attore. Oltre alla recitazione prese a dedicarsi anche alla regia teatrale, presentando il suo spettacolo LāArchitecte al prestigioso Festival di Avignone. A partire dal 1984 alternò al palcoscenico numerosi ruoli da attore per il cinema francese e tunisino, venendo premiato per la sua caratterizzazione del gigolò Rouda nel film Bezness (1992) di Nouri Bouzid. Intanto iniziava a farsi strada in lui il desiderio di spostarsi dietro la macchina da presa, e fino al 2000 tentò più volte, senza successo, di vendere sue sceneggiature a produttori francesi. Dopo essere finalmente riuscito ad affermarsi come regista cinematografico, riprenderĆ per lāultima volta le vesti dāattore nel film indipendente americano Sorry, Haters (America dopo, 2007) nel ruolo di un tassista arabo che, nella New York post-11/9, instaura un'amicizia con una donna divorziata.
Dopo vari rifiuti, il produttore Jean-FranƧois Lepetit rimase positivamente colpito dalla sceneggiatura di La Faute Ć Voltaire (Tutta colpa di Voltaire, 2000), presentato con successo alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2000, dove vinse il premio De Laurentiis per la migliore opera prima. Tre anni dopo, la sua opera seconda LāEsquive (La schivata, 2003) vinse a sorpresa quattro premi Cesar, di cui tre (Miglior film, Migliore regia, Migliore sceneggiatura) andati direttamente a Kechiche, consacrandolo come uno degli autori più importanti del cinema francese contemporaneo. Uguale successo accolse anche il suo terzo film, Le Grain et le Mulet (Cous Cous, 2007), con cui vinse altri tre Cesar, sempre nelle categorie del film, della regia e della sceneggiatura, nonchĆ© il Leone dāArgento a Venezia 2007; salito sul palco per ricevere il leoncino, Kechiche non nascose il disappunto per quel premio āmodestoā.
Il titolo originale del film, uscito con discreto successo anche in Italia, significava letteralmente āil grano e il cefaloā, i due ingredienti principali del cous cous di pesce. A queste opere, tutte e tre ambientate nelle banlieus francesi con protagonisti di origine araba, fanno da sfondo i temi dellāimmigrazione e dellāintegrazione: la tematica del corpo ĆØ però presente in nuce sin da La Faute Ć Voltaire, e di film in film acquisirĆ una sempre maggiore importanza allāinterno della trama. In quest' ottica anche questo trittico sullāimmigrazione e lāāintegrazioneā ĆØ importante per analizzare i successivi sviluppi nella filmografia dell'autore.

LāEsquive (La schivata, 2003)
Dopo i buoni risultati dei primi due film in termini di premi e visibilitĆ , ĆØ con Le Grain et le MuletĀ che il cinema di Kechiche acquisisce un rilievo internazionale. A un intervistatore che gli fece notare che aveva messo al centro della narrazione due stereotipi tipici di chi vede dallāesterno la cultura magrebina, la danza del ventre e il cous cous, Kechiche rispose prontamente: āPer noi [la danza del ventre] ĆØ qualcosa di sacro, unāarte vera e propria, e io ho cercato proprio di renderla nella sua bellezza e nel suo mistero: un ventre che vibra, un corpo che si muove, ĆØ qualcosa di misterioso, che non ha nulla di volgare e non ĆØ neppure sensuale... Stesso discorso per il cous cous, spesso considerato in termini spregiativi, mentre nel film ho voluto dare spazio al cerimoniale e alla tradizione che lo accompagnaā. Effettivamente grande risalto, in chiave positiva e non limitata alle logiche dellāattrazione sessuale, viene dato nel film alle donne della famiglia allargata del protagonista. A tal riguardo Kechiche commentò che āMatriarcato ĆØ una bella espressione che non mi fa paura. La famiglia araba ĆØ fondata sulla madre. Nellāimmaginario occidentale la donna araba ĆØ una donna sottomessa, silenziosa, soggetta al padre e al marito, ma questa non ĆØ unāimmagine reale, almeno non nel Maghrebā.
GiĆ in questa prima parte di filmografia iniziano subito ad emergere alcune caratteristiche tipiche del cinema di Kechiche, prima fra tutte la sua derivazione dal Realismo Cinematografico degli anni Sessanta-Settanta in tutte le sue varianti, da una certa parte della Nouvelle Vague francese fino al New Cinema britannico passando per il Cinema Indipendente americano. Il suo stile di regia tende a prediligere la camera a spalla, le inquadrature instabili e una maggiore predilezione per la resa realistica rispetto alla cura formale. Si possono facilmente tracciare parallelismi fra Kechiche e Ken Loach, o fra Kechiche e John Cassavetes; da notare peraltro come lāepisodio del furto del motorino in La Graine et le Mulet ricordi molto da vicino Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Kechiche dimostra una qualche filiazione anche da alcune opere di Jean-Luc Godard e di Rainer Werner Fassbinder nel contenuto e nelle intenzioni, oltre che nello stile. Un secondo punto fermo del suo cinema riguarda la scelta degli attori. In La Faute Ć VoltaireĀ erano ancora tre gli attori professionisti, anche se non particolarmente noti, a rivestire i ruoli dei protagonisti Jallel (Sami Bouajila), Lucie (Ćlodie Bouchez) e Nassera (Aure Atika); ma con L'EsquiveĀ Kechiche inaugura la tendenza a scegliere come interpreti dei non professionisti, prioprio come nello stile del Neorealismo e di Ken Loach.
I ragazzi del corso di teatro al centro della trama di La Faute Ć Voltaire sono dei ragazzi di seconda generazione che, al momento delle riprese, vivevano veramente nelle zone delle banlieus parigine. Allo stesso modo anche il sessantenne protagonista di Le Grain et le Mulet, Habib Boufares, era un immigrato tunisino che non aveva avuto alcuna esperienza di set, e le vicende del suo personaggio ricalcavano in parte quelle del vero padre di Kechiche, morto durante le riprese del film e a cui il lungometraggio ĆØ dedicato. Lo stesso vale per tutti gli altri personaggi che compongono il piccolo mondo di Slimane. La scelta di servirsi di attori non professionisti o misconosciuti sarĆ replicata dal cineasta in tutti i suoi lavori successivi, con lāeccezione di La Vie d'AdĆØle - da notare anche in questo caso come più volte Kechiche abbia scelto di dare al personaggio lo stesso nome del suo interprete, come a suggerire una sovrapposizione.

La Graine et le MuletĀ (Cous Cous,Ā 2007)
Conclusa lāesperienza della ātrilogia della migrazioneā, con VĆ©nus noire (Venere Nera, 2013) il regista affronta direttamente la tematica del colonialismo, con un dramma storico frutto di una coproduzione fra Francia, Tunisia e Belgio. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010 ĆØ incentrato sulla figura storica di Saartjie Baartman (Yahima Torres), soprannominata la Venere Ottentotta ed esibita nei primi dellāOttocento, prima in Inghilterra e poi in Francia, in famigerati freak shows che ne evidenziavano le forme anatomiche definite razzisticamente āselvaggeā. Dopo una vita travagliata che consente di attraversare da una prospettiva deformata e deformante svariati ambienti e classi sociali della Londra e della Parigi del suo tempo, Saartijie muore nel 1815 in un bordello, uccisa da una malattia venerea, il suo nome diventerĆ unāicona nelle periferie; il suo corpo, dopo essere stato esposto al MusĆ©um dāHistoire Naturelle fino agli anni Settanta del Novecento, sarĆ restituito al Sud Africa solo nel 2002.
Ć lo sguardo a rappresentare il centro tematico del film, lo sguardo dellāOccidente su Saartijie che duplica lo sguardo del pubblico verso lo schermo: lo stesso spettatore si fa cosƬ complice di questa āansia del guardareā che la protagonista attira su di sĆ© come un magnete. La VĆ©nus noireĀ si colloca cosƬ sulla stessa genealogia dei Freaks di Tod Browning e dellāElephant Man di David Lynch, anche se Kechiche disse che di questāultimo film lo disturbava ālāesibizione dei corpiā: una rappresentazione del carattere polarizzante del āfisicamente diversoā, esibito e al tempo stesso perseguitato tanto nei sobborghi quanto nei salotti e nelle istituzioni mediche di un Occidente colto in uno dei momenti chiave del suo sviluppo industriale. Ciò che caratterizza la sola Saartijie, e che rende particolarmente odiosa lāattenzione morbosa di cui ĆØ oggetto, ĆØ che la deformazione riguarda principalmente i suoi organi sessuali, la sua sessualitĆ : la reazione del suo pubblico sempre più animalesco e indifferenziato ĆØ, cosƬ, pericolosamente sospesa fra eccitazione e disgusto; da questa ambivalenza deriva la spasmodica ricerca della donna per disprezzarla, compatirla o, al più, studiarla, sommo paradosso e somma bestializzazione che la accomuna alle scimmie. Il suo corpo ĆØ del tutto colonizzato dallo sguardo occidentale fino a dopo la sua stessa morte, dove viene trattato come un oggetto da mostrare e vivisezionare.

VƩnus noire (Venere Nera, 2010)
Dopo VĆ©nus noireĀ sarebbe arrivato il film più noto di Kechiche, La vie dāAdĆØle, premiato con la Palma dāOro al Festival di Cannes 2013 e destinato ad essere oggetto di numerosi dibattiti e forti polemiche. Il regista, affiancato come di consueto dallāallora moglie Ghalia Lacroix, aveva scritto la sceneggiatura del film adattando con grandissime libertĆ Le bleu est une couleur chaude, apprezzata graphic novel della fumettista francese Julie Maroh. Racconto della travagliata storia dāamore tra la studentessa AdĆØle (AdĆØle Exarchopoulos) e la più matura pittrice Emma (LĆ©a Seydoux), il titolo completo dellāopera ĆØ in realtĆ La vie dāAdĆØle: Chapitres 1 et 2, dal momento che Kechiche aveva valutato di seguire la vita di AdĆØle ed Emma, sulla falsariga di quanto Truffaut aveva fatto con il personaggio di Antoine Doinel; questo concept sarebbe alla fine confluito nel progetto del Mektoub.
La vie dāAdĆØleĀ ĆØ un film piuttosto semplice e lineare nella sua trama, che apparentemente mette da parte le tematiche di migrazione, integrazione, colonialismo e doppia cultura che avevano fatto da sfondo ai primi quattro film di Kechiche e che torneranno nel trittico del Mektoub. In realtĆ - anche se meno espliciti che nelle opere precedenti ma forse proprio per questo più puntuali e originali ā in La vie dāAdĆØleĀ degli elementi di analisi delle classi sociali restano, innanzitutto nella contrapposizione fra la famiglia della protagonista, più povera e conservatrice, e la famiglia di Emma, più benestante e iperprogressista. āIl confronto fra questi due mondi, e la possibilitĆ che lāuno venga compreso e accettato dallāaltro mi affascina. Mi pongo questa domanda molto spesso e la esploro allāinterno dei miei film. Una persona può realmente uscire dalle proprie origini sociali, se ĆØ come AdĆØle? E può essere capita dal mondo di Emma? Questo ĆØ un interrogativo molto importante per me. Potrei quasi dire di essere ossessionato da questa domanda, da molto tempoā.
Ć significativo peraltro notare come, dopo una serie di film su tematiche LGBT che si erano avvicendati in maniera isolata sin dagli anni Ottanta, fu La vie dāAdĆØleĀ ā assieme allāhollywoodiano Brokeback Mountain (I segreti di Brokeback Mountain, 2005) firmato da Ang Lee - ad apportare un incisivo contributo alla definitiva liberalizzazione della rappresentazione dellāomosessualitĆ maschile e femminile al cinema, dando via a un filone di opere tuttora in pieno rifluire; ma niente ĆØ apertamente militante nel quinto film di Kechiche: lāelemento sociale ĆØ efficacemente sublimato nellāelemento fisico, e La vie dāAdĆØleĀ ĆØ anzitutto una storia di passione, di cibo, di arte e di corpi.

La vie dāAdĆØle (La vita di AdĆØle, 2013)
Se la Palma dāOro a Cannes per La vie dāAdĆØleĀ fu eccezionalmente assegnata, oltre che a Kechiche, anche alle due protagoniste AdĆØle Exarchopoulos e LĆ©a Seydoux, durante il percorso promozionale del film emersero lamentele da parte di entrambe le attrici sul comportamento del regista sul set, in particolare, ma non solo, rispetto alle scene di intimitĆ tra i rispettivi personaggi: queste dichiarazioni, assieme a una controversia sindacale sul trattamento della troupe, portò allāesclusione del filmĀ dalla corsa agli Oscar, nonostante la vittoria a Cannes nellāanno in cui la Giuria era presieduta nientemeno che da Steven Spielberg.
Dopo il successo a Cannes e le polemiche seguirono anni un poā confusi per la produzione artistica del cineasta, durante i quali un gran numero di progetti furono annunciati come successivo film del regista per poi scomparire nel nulla, fra cui un biopic sulla beghina Marguerite Porete, condannata al rogo come eretica. Intanto, nel 2011, FranƧois BĆ©gaudeu, reduce del successo di Entre les murs (La classe, 2008) di cui era sceneggiatore e protagonista, aveva pubblicato il romanzo La Blessure, la vrie (La ferita, quella vera), un lungo amarcord semiautobiografico sullāestate ā86 che il protagonista FranƧois, adolescente francese dalle dichiarate tendenze comuniste-leniniste determinato a perdere la verginitĆ il prima possibile, aveva trascorso in un paesino della costa francese. Al momento della pubblicazione del libro, BĆ©gaudeu aveva scherzosamente espresso la speranza che il suo romanzo venisse trasposto in un film da Kechiche, da lui definito āun naturalistaā nonchĆ© āil più grande regista francese viventeā.
Dopo un primo momentoin cui aveva ritenuto il romanzo troppo complesso per essere trasposto, il regista franco-tunisino iniziò a sognare di trarre da La Blessure, la vrie il canovaccio per una grande saga famigliare, riaccarezzando il sogno mai sopito di avere un suo "personale" Antoine Doinel. Inizialmente intitolato Mektoub is Mektoub, lāopera multipla ĆØ stata poi ribattezzata Mektoub, My Love; āmektoubā (Ł ŁŲŖŁŲØ) ĆØ la parola araba per destino. La produzione di Mektoub ĆØ stata molto travagliata, e allāapprendere che le riprese del film stavano strabordando e da un singolo lungometraggio erano passate a includere il progetto di un dittico di due film di tre ore lāuno diversi partner finanziari di primaria importanza, a cominciare dalla banca Cofiloisirs, si ritirarono; a giugno 2017, Kechiche arrivò a vendere la Palma dāOro ricevuta per La vie dāAdĆØleĀ per sostenere i costi di produzione. Superate ā in parte ā queste difficoltĆ , l'autore presentò il primo capitolo della sua opera magna alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre 2017.

Mektoub, My Love - Canto uno (2017)
Kechiche stravolge in buona parte la trama del romanzo di BĆ©gaudeu, dandogli dei tocchi vagamente più autobiografici e spostando le vicende allāestate 1994. Il protagonista del film e dellāintera saga non si chiama più FranƧois bensƬ Amin: se FranƧois era un quindicenne francese che da Nantes torna alla nativa Saint-Michel-en-lāHerm per le vacanze estive con il chiodo di perdere la verginitĆ il prima possibile, Samir ĆØ un ventenne francese di origini tunisine che da Parigi arriva per le vacanze estive nella nativa SĆØte senza particolari inquietudini a turbare la sua calma serafica. Amin ĆØ un aspirante sceneggiatore e appassionato fotografo e, da buon sceneggiatore, preferisce guardare piuttosto che agire: e il soggetto prediletto del suo sguardo ĆØ la bellissima OphĆ©lie. Il film si apre proprio con una scena di amore clandestino fra OphĆ©lie e Tony, il cugino di Amin, che il protagonista, appena arrivato da Parigi, sbircia dalla finestra.
La storia fra OphĆ©lie e Tony ĆØ segretissima, dal momento che la ragazza ĆØ fidanzata con un militare molto geloso; per questo motivo Tony, a suo dire a moā di ācoperturaā, non disdegna affatto di amoreggiare anche con altre ragazze. Tony ed Amin sulla spiaggia fanno amicizia con due nizzarde, Charlotte e CĆ©line; Charlotte ed Amin si fidanzano nel giro di cinque minuti, mentre Amin si mantiene più cauto nei confronti di CĆ©line. Segue un vorticare di bagni in mare, interni di famiglia araba, pettegolezzi sulla spiaggia, serate in giro per la cittadina, lacrime di Charlotte che sente Tony distante, bugie di Tony che cerca di coprire la storia con OphĆ©lie. Arriva a Sete anche CamĆ©lia, giovane zia di Amin in procinto di fidanzarsi con il compagno. Amin propone a OphĆ©lie di posare nuda per lui, OphĆ©lie ĆØ incerta, ma pare interessata. Un lungo ballo in discoteca dove le ragazze della comitiva si danno da fare con la pole dance. Amin flirta un poā, ma non sembra molto interessato ad andare oltre i baci. La scena più bella del film ĆØ quella della nascita di un agnellino nella fattoria della famiglia di OphĆ©lie, vista attraverso gli occhi di Amin che fotografa il miracolo della vita. Charlotte lascia Tony e fa amicizia con Amin. OphĆ©lie dice ad Amin che forse poserĆ nuda per lui. Fine, per il momento.
Il film si apre con una doppia citazione: āDio ĆØ la luce del mondoā, che ĆØ un versetto del Vangelo di Giovanni, e āLuce su Luce: Dio dĆ la sua luce a chi vuole Luiā, che ĆØ un versetto del Corano. Mektoub, My Love: Canto primo ĆØ il film più solare e luminoso del suo regista, quello più estivo di un cineasta che dellāafrodisiaco ha fatto il centro della sua ricerca artistica. Il clima un poā rarefatto e in qualche modo irrealistico di La vie dāAdĆØle trova pienamente un senso allāinterno di questo grande amarcord. āLāambientazione temporale degli anni Novanta nasce dal fatto che per capire il secolo in arrivo, bisogna entrare negli ultimi anni di quello precedente. Unāepoca, quella, in cui si viveva in modo più armoniosoā, avrebbe spiegato il regista a Venezia.

Mektoub, My Love - Canto uno (2017)
Con Mektoub, My Love: Canto primo Kechiche tocca lāapice della sua filmografia e della sua ricerca, avvicinandosi a una resa cinematografica di quel Cubismo pittorico che aveva fatto grande lāarte di Picasso a inizio secolo. Ma in fondo Mektoub, My Love ĆØ la summa di tutte le cifre stilistiche del cinema kechichiano: la visione sognante ma non idealizzata della donna, la sensualitĆ come cifra caratteristica dellāidentitĆ ā araba, la ricerca di un proprio posto nel mondo da parte di un giovane sospeso fra due culture, lāamore per la Francia che non rinnega mai le proprie origini magrebine. Amin, benchĆ© più giovane di lui di una quindicina d'anni, ĆØ evidentemente la persona loquens, anzi la persona videns del regista; la sua stessa passione per la fotografia non fa altro che echeggiare una vocazione per il cinema che presto sarĆ accontentata; e nel raccontare le sue vicende con un ritmo rarefatto e iper-naturale, Kechiche sembra splendidamente perdersi allāinterno di una ricerca delle specificitĆ narrative e sensoriali del mondo filmico come mezzo di trasmissione, prima ancora di rappresentazione, del reale.
Suggestive le note di regia di Canto uno, una sorta di manifesto del cinema di Kechiche: āAspiro a fare in libertĆ dei film che siano anchāessi liberi, realizzati con pochi mezzi, e con lāintento di raccontare una storia, di partecipare al risveglio dellāanima (anche se il mio spirito non ĆØ più sveglio di altri). Sono cosciente che la mia anima ĆØ oscurata da questo nuovo Secolo.Ā Senza essere un politico, le circostanze della mia nascita, le mie origini, la mia carriera, fanno di me unāentitĆ politica... Non volevo parlare di me, non volevo spiegarmi. Non ho la personalitĆ dei miei protagonisti ma posso identificarmi in ognuno di loro. Li guardo, li osservo, li amo, tutto qui⦠La mia non vuole essere una lezione, ma una visione. Cercare la veritĆ non vuol dire accusare. CāĆØ una spaccatura nella societĆ , ed ĆØ necessario capirne lāorigine. La Francia non ĆØ una nazione bianca, bensƬ multiculturale e multireligiosa. Questo film vuole essere un inno alla vita e alla luce, unāode alla bellezza, una storia gioiosa ed euforica che analizzi le conseguenze di azioni passate sul presente. Questa luce ĆØ la libertĆ di pensiero, la libertĆ che rivendicoā.

Mektoub, My Love - Intermezzo (2019)
Dopo unāattesa piuttosto prolungata, nel maggio 2019 Kechiche ha presentato al Festival di Cannes Mektoub, My Love: Intermezzo, che si sarebbe rivelato il film più contestato del festival. Da una durata iniziale di ben quattro ore ridotta poco prima della proiezione a tre ore e mezza, programmato in una speciale proiezione di mezzanotte Intermezzo ha fatto uscire dalla sala diversi spettatori, a causa della sua immensa durata e di una lunga scena di cunnilingus che vedeva impegnati OphĆ©lie e un nuovo personaggio chiamato AimĆ©. Intermezzo ĆØ composto da sole tre sequenze: una prima mezzāora ambientata sulla spiaggia; tre ore intere ambientate in discoteca, con una sotto-sequenza nei bagni del locale; una decina di minuti in un appartamento. La trama ĆØ scarnissima, e ruota intorno a soli tre luoghi di SĆØte: una sequenza di apertura, di mezzāora di durata, sulla spiaggia; una sequenza in discoteca di circa tre ore; un finale in un appartamento. La distribuzione di Intermezzo ĆØ stata però bloccata, allāindomani della presentazione a Cannes, sia dalle polemiche di associazioni quali āStop au Pornoā che soprattutto dalle accuse della protagonista OphĆ©lie Bau, che dopo essere apparsa sul red carpet del festival a promuovere il film ha abbandonato la sala durante la proiezione, sconvolta dal montaggio della scena nei bagni della discoteca.
Dopo ben sette anni di silenzio ĆØ arrivato al Festival di Locarno del 2025 Mektoub, My Love: Canto due, presentato anche al Bif&st 2026 in anteprima italiana come titolo conclusivo della kermesse. Prima che le polemiche su Intermezzo prendessero il sopravvento nel 2019 Kechiche aveva anticipato che, laddove Intermezzo era il capitolo marcatamente āsperimentaleā del trittico, Canto due avrebbe dato alla saga di Amin e compagni una conclusione āaccademicaā.Ā Mektoub, My Love: Canto due prosegue la storia di Amin, di OphĆ©lie e di Tony introducendo nuovi personaggi: il centro narrativo del film ĆØ infatti rappresentato dallāincontro casuale di Amin e della sua famiglia allargata con un produttore americano, Jack Patterson (Andre Jacobs), e con la sua giovane e annoiata moglie, la star televisiva Jessica (Jessica Pennington). Jack si infervora per una sceneggiatura fantascientifica scritta da Amin, dal titolo un poā pretestuoso, Gli elementi essenziali dellāesistenza umana, e sogna di trarne un film da produrre a Hollywood con la moglie nel ruolo della protagonista; intanto però Jessica si sente pericolosamente attratta da Tony e, per complicare le cose, OphĆ©lie, ormai prossima al matrimonio con ClĆ©ment, si trova incinta dello stesso Tony e sembra propensa ad andare a Parigi ad abortire. Tutte queste linee narrative conflagrano in unāunica, lunga notte, che aggiunge al cinema di Kechiche sprazzi inediti di suspence da film dāazione.

Aperto da unāenigmatica citazione, tradotta in francese, del poeta portoghese Fernando Pessoa ā āVola, uccello, vola / insegnami a sparireā, originariamente attribuita al suo eteronimo Albero Caiero ā Mektou, My Love: Canto due ĆØ forse il film narrativamente più tradizionale di Kechiche, pur ripresentando molti dei suoi stilemi registici e motivi tematici; e con lāinserimento del personaggio quasi caricaturale del produttore e della sua giovane moglie attrice, professionalmente e sessualmente frustrata, anche il più metacinematografico. In Canto due si trova il punto di approdo a molti snodi tematici tipici di tutto il suo cinema: ancor più di Canto uno, questāultimo capitolo della saga famigliare sulle spiagge di SĆØte immaginata da Kechiche a partire dal romanzo di BĆ©gaudeu sembra essere una sovrapposizione tra il āprimo Kechicheā, più interessato alla dimensione sociale, e i suoi ultimi titoli in cui prendono il sopravvento le dinamiche relazionali e sessuali.
Nelle prime interazioni tra Amin, Tony e i coniugi Patterson cāĆØ tutta lāambiguitĆ dellāorientalismo Ć la Said, e degli stereotipi, anche positivi, che accompagnano in Occidente la figura dellāarabo; nelle ore concitate che seguono alla scoperta, da parte di Jack Patterson, della relazione tra la āsuaā Jessica e Tony la provenienza araba di questāultimo e di Amin diventa motivo di sospetto per la polizia locale, che indaga su quanto accaduto dopo che il produttore americano ĆØ finito in codice rosso allāospedale di SĆØte per un colpo partito dalla sua stessa pistola.
La trama della sceneggiatura immaginata da Amin aggiunge, sia pure a parole, una dimensione fantascientifica al cinema di Kechiche. Facendo un poā il verso a Blade Runner (1982), Gli elementi essenziali dellāesistenza umana avrebbe dovuto raccontare la storia dāamore tra un uomo e unāandroide donna programmata ad imitare le emozioni umane, e solo dopo la morte del compagno scopre una sua autentica interioritĆ e addirittura āsviluppa un'anima umana, grazie all'amore" perchĆØ "l'anima non ĆØ data da nessuno, deriva dall'amore".
Jack Patterson da buon produttore giĆ immagina di trarne un franchise con più sequel, di cambiare il titolo in Robotlove, ed esterna lāambizione di trarre dallo script di questo sconosciuto franco-tunisino "un film d'autore hollywoodiano, che ĆØ un paradosso", anche se intanto Tony e Jessica recitano giocosamente a bordo piscina una scena tra Robert De Niro e Joe Pesci in Raging Bull (Toro scatenato, 1980) di Martin Scorsese. La stessa ambientazione della piscina della villa in cui alloggiano i coniugi Patterson, sfondo sia di alcune delle scene più spensierate del film sia del climax drammatico, si riallaccia a uno dei più celebri titoli del cinema francese di fine anni Sessanta, La Piscine (La piscina, 1969) di Jacques Deray.

Splendidamente fotografato, come giĆ i due precedenti titoli del trittico di Mektoub, dallāitaliano Marco Graziaplena, Canto due rappresenta anche il compimento del frammentario discorso sul destino tracciato da Kechiche a partire dal titolo in arabo. La stessa parola mektoub ĆØ giocosamente menzionata da una delle cugine di Amin quando la sua momentanea ragazza Charlotte esterna il piano di lasciare Amin libero di andare anche con altre ragazze, tanto ĆØ sicura che tornerĆ da lei ā salvo poi scrivergli un biglietto dāaddio poche scene dopo quando deve rientrare a Parigi. Più forte ĆØ lāargomentazione destinale in un dialogo tra Amin e OphĆ©lie, che dice al protagonista, dubbioso delle scelte che lei sta facendo, ānon pensavo di restare incinta, non pensavo di sposarmi e mi sposo, magari divorzierò, magari verrò con te a Los Angeles. Non lo sappiamo. Tu sai di cosa ĆØ fatto il domani?ā. Non cadono a caso neanche i continui riferimenti che, a moā di scherzi pesanti, fanno vari personaggi secondari sul rischio che ClĆ©ment, il promesso sposo di OphĆ©lie, militare in missione in Medio Oriente, esploda calpestando una mina ā salvo poi comparire, potenziale deus ex machina del tutto inaspettato tanto più che ĆØ inquadrato per la prima volta in tutta la saga di Mektoub, nella lunga sequenza finale del film.
Proprio perchĆ© tutto Canto due ĆØ pervaso da questa riflessione sul destino e sul significato delle scelte quotidiane ed esistenziali, c'ĆØ qualcosa di straziante nella scena del ballo che spontaneamente si viene a creare durante la preparazione di una festa tra i molti membri della famiglia allargata di Amin, poco prima della ā sfiorata ā tragedia finale, e che comprende anche un momento di danza del ventre, trademark del cinema di Kechiche sin dai tempi di La Graine et le Mulet: ĆØ lāultimo momento di spensieratezza per Amin e per Tony prima che subentri la ferita, quella vera, e alla luce della macro-sequenza finale forse ĆØ corretto interpretare a ritroso tutto il ciclo di Mektoub, My Love come un mega-film sulla perdita dellāinnocenza.
Finale di Mektoub che in realtĆ non cāĆØ, non in maniera compiuta perlomeno, nel dĆ©coupage dei minuti finali che sembra stare a cavallo tra deliberata scelta narrativa, di stile, e sopraggiunte difficoltĆ produttive e legali. Mektoub, My Love: Canto due per dirla con Pirandello non conclude, non in maniera secca perlomeno, la maggior parte dei fili narrativi restano sospesi, con una conclusione più allusa che raccontata, lāarrivo di ClĆ©ment sembra destinato ad avere delle conseguenze sui character arc di tutti i personaggi principali che però non vediamo, il destino di Tony in particolare resta del tutto incerto, e tutto si esaurisce in una corsa a perdifiato di Amin.
Sappiamo che Kechiche aveva vagheggiato di proseguire la storia di Mektoub anche in ipotetici nuovi film dopo Canto due, ma sappiamo anche che questo sogno ĆØ diventato impossibile dopo tutte le vicissitudini produttive, legali e mediche affrontate dal regista negli ultimi sette anni. Mektoub, My Love: Canto due allora ci arriva in tutta la sua cristallina purezza come un cronorifugio, lāultimo atto di unāutopia cinematografica che giĆ ĆØ un miracolo che abbia visto la luce. Del resto, cāĆØ modo migliore di terminare una saga cinematografica, e forse una carriera intera, con una corsa che non si conclude mai?