

Venezia 83,
recensione di Cecilia Parini
RV-151
05.09.2026
Chi controlla la comunicazione, controlla il mondo. Non è una novità che il vero potere stia nel gestire il flusso delle informazioni: come narrarle, a chi, perché, ma soprattutto cosa si vuole raccontare. Quale verità si vuole diffondere e quale, invece, si vuole nascondere?
Tutti i potenti hanno cercato di controllare la comunicazione, dagli imperatori romani, fino ai dittatori del ‘900, ma se a controllare l’informazione non è più un capo di stato ma un imprenditore?
1969, Londra, Fleet Street. Due uomini sono seduti al tavolo di un pub e discutono di un possibile lavoro. Fin qui nulla sembra sospetto, se non fosse che Fleet Street, all’epoca, non era una via qualsiasi, ma il cuore pulsante dell’informazione. In quella via convivevano tutte le maggiori testate britanniche. Altro aspetto particolare di quello che potrebbe sembrare un semplice incontro sono proprio i due uomini che stanno discutendo. Il primo è un imprenditore australiano, dai modi decisi e con un forte desiderio di rivalsa, l’altro, invece, è un giornalista inglese che vorrebbe raggiungere vette più alte, ma è ormai rassegnato a giocare secondo le regole. I due uomini si chiamano rispettivamente Rupert Murdoch e Larry Lamb, e il loro incontro cambierà per sempre il mondo della comunicazione.
Danny Boyle (Trainspotting, 1996; The Millionaire, 2008) apre la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 83 con Ink. Prima volta in concorso, Boyle porta sullo schermo l’omonima opera teatrale del 2017 firmata da James Graham – che qui è anche co-sceneggiatore. Il film racconta la nascita del tabloid più irriverente e popolare degli ultimi anni, il The Sun. Ink si apre proprio con l’incontro in cui Murdoch convince Lamb a prendere in mano il giornale con l’obiettivo di sbaragliare la concorrenza – in particolare il Daily Mirror, la testata di maggior successo all’epoca – e diventare il quotidiano più venduto al mondo.
La prima parte del lungometraggio richiama molto al genere heist movie - di cui un esempio lampante potrebbe essere Ocean’s Eleven (2001) - e seguiamo il protagonista Larry mentre costruisce la “squadra” (redazione) del "nuovo" Sun. Come in ogni heist movie che si rispetti il montaggio è serrato, e ogni personaggio viene presentato attraverso il suo "compito", una grafica che ne riporta il nome e una musica accattivante. Boyle, tramite un flusso incalzante, ci mostra non solo la (ri)nascita di una testata, ma anche le sue attività, descrivendo perfettamente i ritmi lavorativi dei suoi giornalisti . La seconda parte , invece abbandona le parvenze dell’heist movie, e si fa maggiormente dark a causa di un episodio di cronaca nera che colpisce persone molto vicine a Murdoch e al suo giornale.
Nel corso dell'opera assistiamo a tre punti di svolta che porteranno il The Sun a cambiare per sempre le regole della comunicazione. Il primo avviene dopo la prima uscita del quotidiano, che non soddisfa appieno le aspettative di Murdoch, quando Larry interroga i propri giornalisti su quali siano i reali interessi della gente, portando così alla creazione di rubriche che parlano di televisione, sesso e cultura pop, dando così inizio a una comunicazione populista. Gli altri due punti di rottura, invece, porteranno inevitabilmente Larry ad andare contro la propria morale di giornalista per il bene del profitto dettato dal capitalismo.
La regia di Boyle e la sceneggiatura di Graham, cercano di concentrarsi sopratutto sul rapporto di rispetto, ma anche di conflitto, tra Murdoch e Lamb. Due persone così diverse ma allo stesso tempo uguali, entrambi portati avanti dalla voglia di rivalsa e vendetta nei confronti di una società che li vorrebbe ai margini. All’inizio del film i due personaggi vengono presentati come una “ventata di aria fresca” in un sistema rigido come quello del giornalismo britannico. Due David che sfidano Golia. Nel corso del narrazione, assistiamo però all'ineluttabile corruzione dell’animo di Lamb. Il suo desiderio non è più quello di informare le gente, ma di intrattenerla, fare engagement per poter vendere sempre di più. A detta dello stesso Boyle in conferenza stampa, Jack O’Connell è perfetto nel portare in scena il lato oscuro di Larry Lamb, portando lo spettatore a tifare per lui nonostante l’ambiguità e la mancanza di morale del suo personaggio. Anche Guy Pearce, nei panni di Murdoch, riesce a creare una profondità nel proprio personaggio e a far (almeno in principio) credere che davvero voglia cambiare l'establishment per il meglio e non solo per i propri profitti.
Con Ink Danny Boyle si interroga sul futuro della comunicazione e del giornalismo. Come ha ribadito lui stesso, il film vuole porre molte domande allo spettatore ma senza mai dare una risposta. Chi detiene oggi il potere nel mondo della comunicazione? I giornali? I social? I politici? O il capitale?

Venezia 83,
recensione di Cecilia Parini
RV-151
05.09.2026
Chi controlla la comunicazione, controlla il mondo. Non è una novità che il vero potere stia nel gestire il flusso delle informazioni: come narrarle, a chi, perché, ma soprattutto cosa si vuole raccontare. Quale verità si vuole diffondere e quale, invece, si vuole nascondere?
Tutti i potenti hanno cercato di controllare la comunicazione, dagli imperatori romani, fino ai dittatori del ‘900, ma se a controllare l’informazione non è più un capo di stato ma un imprenditore?
1969, Londra, Fleet Street. Due uomini sono seduti al tavolo di un pub e discutono di un possibile lavoro. Fin qui nulla sembra sospetto, se non fosse che Fleet Street, all’epoca, non era una via qualsiasi, ma il cuore pulsante dell’informazione. In quella via convivevano tutte le maggiori testate britanniche. Altro aspetto particolare di quello che potrebbe sembrare un semplice incontro sono proprio i due uomini che stanno discutendo. Il primo è un imprenditore australiano, dai modi decisi e con un forte desiderio di rivalsa, l’altro, invece, è un giornalista inglese che vorrebbe raggiungere vette più alte, ma è ormai rassegnato a giocare secondo le regole. I due uomini si chiamano rispettivamente Rupert Murdoch e Larry Lamb, e il loro incontro cambierà per sempre il mondo della comunicazione.
Danny Boyle (Trainspotting, 1996; The Millionaire, 2008) apre la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 83 con Ink. Prima volta in concorso, Boyle porta sullo schermo l’omonima opera teatrale del 2017 firmata da James Graham – che qui è anche co-sceneggiatore. Il film racconta la nascita del tabloid più irriverente e popolare degli ultimi anni, il The Sun. Ink si apre proprio con l’incontro in cui Murdoch convince Lamb a prendere in mano il giornale con l’obiettivo di sbaragliare la concorrenza – in particolare il Daily Mirror, la testata di maggior successo all’epoca – e diventare il quotidiano più venduto al mondo.
La prima parte del lungometraggio richiama molto al genere heist movie - di cui un esempio lampante potrebbe essere Ocean’s Eleven (2001) - e seguiamo il protagonista Larry mentre costruisce la “squadra” (redazione) del "nuovo" Sun. Come in ogni heist movie che si rispetti il montaggio è serrato, e ogni personaggio viene presentato attraverso il suo "compito", una grafica che ne riporta il nome e una musica accattivante. Boyle, tramite un flusso incalzante, ci mostra non solo la (ri)nascita di una testata, ma anche le sue attività, descrivendo perfettamente i ritmi lavorativi dei suoi giornalisti . La seconda parte , invece abbandona le parvenze dell’heist movie, e si fa maggiormente dark a causa di un episodio di cronaca nera che colpisce persone molto vicine a Murdoch e al suo giornale.
Nel corso dell'opera assistiamo a tre punti di svolta che porteranno il The Sun a cambiare per sempre le regole della comunicazione. Il primo avviene dopo la prima uscita del quotidiano, che non soddisfa appieno le aspettative di Murdoch, quando Larry interroga i propri giornalisti su quali siano i reali interessi della gente, portando così alla creazione di rubriche che parlano di televisione, sesso e cultura pop, dando così inizio a una comunicazione populista. Gli altri due punti di rottura, invece, porteranno inevitabilmente Larry ad andare contro la propria morale di giornalista per il bene del profitto dettato dal capitalismo.
La regia di Boyle e la sceneggiatura di Graham, cercano di concentrarsi sopratutto sul rapporto di rispetto, ma anche di conflitto, tra Murdoch e Lamb. Due persone così diverse ma allo stesso tempo uguali, entrambi portati avanti dalla voglia di rivalsa e vendetta nei confronti di una società che li vorrebbe ai margini. All’inizio del film i due personaggi vengono presentati come una “ventata di aria fresca” in un sistema rigido come quello del giornalismo britannico. Due David che sfidano Golia. Nel corso del narrazione, assistiamo però all'ineluttabile corruzione dell’animo di Lamb. Il suo desiderio non è più quello di informare le gente, ma di intrattenerla, fare engagement per poter vendere sempre di più. A detta dello stesso Boyle in conferenza stampa, Jack O’Connell è perfetto nel portare in scena il lato oscuro di Larry Lamb, portando lo spettatore a tifare per lui nonostante l’ambiguità e la mancanza di morale del suo personaggio. Anche Guy Pearce, nei panni di Murdoch, riesce a creare una profondità nel proprio personaggio e a far (almeno in principio) credere che davvero voglia cambiare l'establishment per il meglio e non solo per i propri profitti.
Con Ink Danny Boyle si interroga sul futuro della comunicazione e del giornalismo. Come ha ribadito lui stesso, il film vuole porre molte domande allo spettatore ma senza mai dare una risposta. Chi detiene oggi il potere nel mondo della comunicazione? I giornali? I social? I politici? O il capitale?