

Venezia 83,
recensione di Cecilia Parini
RV-154
11.09.2026
Guardarsi indietro potrebbe sembrare un gesto nostalgico, di chi è ancora ancorato al passato e ha paura di andare avanti. A volte, invece, girarsi indietro potrebbe rappresentare un modo di fare pace con quel passato, e puntare al futuro. Hirokazu Koreeda torna al Festival del cinema di Venezia per la quarta volta, la prima risale al 1995 con Maborosi (premio per la Miglior Sceneggiatura), la seconda al 2017 con Il terzo omicidio e la terza al 2019 con La Verità, insieme a Cathrine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke. Look Back, è un’opera tratta dal manga omonimo del maestro Tatsuki Fujimoto (Chainsaw Man), che conta già un adattamento animato del 2024 diretto da Kiyotaka Oshiyama.
La storia ruota attorno a Fujino, una bambina che cura la striscia a fumetti del giornalino scolastico. Ammirata da tutti i compagni, Fujino si esalta per il proprio talento e sfiora l’idea di diventare una mangaka, ma tutto cambia con l’arrivo delle vignette disegnate da Kyomoto, compagna di scuola hikikomori (che non esce mai di casa), dotata di un maggiore talento. Inizialmente Fujino prova una sorta di competizione nei confronti di Kyomoto, mettendosi a studiare manuali di disegno senza mai staccarsi dalla scrivania per migliorare il proprio tratto. Arrivata in sesta elementare, però, accetta la bravura dell’altra e decide di lasciare il mondo del disegno, ma il destino ha altri piani in riservo per lei. Infatti, l’incontro tra Fujino e Kyomoto l’ultimo giorno delle elementari, le porterà a creare non solo una solida collaborazione artistica sotto lo pseudonimo di Kyo Fujino, ma anche a instaurare una fortissima amicizia.
Koreeda prende una storia già nota ai fan dell’autore di Chainsaw Man, e con delicatezza descrive l’impegno e la passione di due disegnatrici. Se già nel manga Fujimoto si focalizzava sulla rincorsa da parte delle giovani verso il proprio sogno, il cineasta giapponese aggiunge la sua riconoscibile poetica a una storia già di per sé commovente. La fotografia chiara e dai colori accesi ci immerge fin da subito nel paesino dove Fujino e Kyomoto vivono. A differenza del manga, dove la prima parte che racconta l’amicizia tra le due risulta estremamente accelerata, Koreeda si prende il suo tempo, descrivendo con attenzione il solido legame delle protagoniste allo spettatore, che si ritrova a sognare con loro e a tifare per i loro successi.
Il tempo del lungometraggio è scandito dal rumore della matita sulla carta: inizialmente lento e spesso impreciso, poi sempre più rapido e minuzioso, quasi a suggerire i progressi delle due amiche. A poco a poco, il fruscio della grafite lascia spazio al suono del pennino e dell’inchiostro dei primi manga di Fujino e Kyomoto, fino ad arrivare al ritmo della tavoletta grafica, quando il loro sogno comincia finalmente a realizzarsi. Questo suono, quasi ASMR, non solo accompagna la loro crescita, ma ci immerge nel loro mondo, fatto di sfondi, personaggi e storie da creare e disegnare.
Elemento centrale del film di Koreeda è la musica, curata e composta da Yuta Bandoh, non nuovo nel mondo anime, avendo lavorato a opere come Kaiju n.8 (2020-2025) e al film Belle (2021) di Mamoru Hosoda. La musica non va mai a coprire il suono degli strumenti da disegno, ma lo evidenzia, accompagnando le due protagoniste lungo tutto l’arco narrativo, dal primo incontro fino alla separazione.
Nelle righe iniziali abbiamo scritto come il titolo Look Back richiami a qualcuno che si guarda indietro, ma nell’ultimo lavoro di Koreeda queste due parole raggiungono un significato ulteriore. Fin dalla prima scena il regista decide infatti di filmare la trasformazione di Fujino di spalle, intenta a disegnare. Per tutto il lungometraggio, sono presenti molte scene della ragazza voltata. La sua schiena non ci trasmette solo la sua forza di volontà nel migliorare il proprio stile, ma anche la sua solitudine, almeno finchè non arriva Kyomoto a disegnare con lei, allora quelle spalle si faranno meno tese e Fujino si girerà spesso indietro per vedere le reazioni dell’amica alle sue storie.
Non è un caso che in conferenza stampa Koreeda abbia raccontato come il manga di Fujimoto abbia rappresentato per lui una spinta ad andare avanti, così come anche Kyomoto simboleggia lo stimolo per Fujito di inseguire il proprio sogno.

Venezia 83,
recensione di Cecilia Parini
RV-154
11.09.2026
Guardarsi indietro potrebbe sembrare un gesto nostalgico, di chi è ancora ancorato al passato e ha paura di andare avanti. A volte, invece, girarsi indietro potrebbe rappresentare un modo di fare pace con quel passato, e puntare al futuro. Hirokazu Koreeda torna al Festival del cinema di Venezia per la quarta volta, la prima risale al 1995 con Maborosi (premio per la Miglior Sceneggiatura), la seconda al 2017 con Il terzo omicidio e la terza al 2019 con La Verità, insieme a Cathrine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke. Look Back, è un’opera tratta dal manga omonimo del maestro Tatsuki Fujimoto (Chainsaw Man), che conta già un adattamento animato del 2024 diretto da Kiyotaka Oshiyama.
La storia ruota attorno a Fujino, una bambina che cura la striscia a fumetti del giornalino scolastico. Ammirata da tutti i compagni, Fujino si esalta per il proprio talento e sfiora l’idea di diventare una mangaka, ma tutto cambia con l’arrivo delle vignette disegnate da Kyomoto, compagna di scuola hikikomori (che non esce mai di casa), dotata di un maggiore talento. Inizialmente Fujino prova una sorta di competizione nei confronti di Kyomoto, mettendosi a studiare manuali di disegno senza mai staccarsi dalla scrivania per migliorare il proprio tratto. Arrivata in sesta elementare, però, accetta la bravura dell’altra e decide di lasciare il mondo del disegno, ma il destino ha altri piani in riservo per lei. Infatti, l’incontro tra Fujino e Kyomoto l’ultimo giorno delle elementari, le porterà a creare non solo una solida collaborazione artistica sotto lo pseudonimo di Kyo Fujino, ma anche a instaurare una fortissima amicizia.
Koreeda prende una storia già nota ai fan dell’autore di Chainsaw Man, e con delicatezza descrive l’impegno e la passione di due disegnatrici. Se già nel manga Fujimoto si focalizzava sulla rincorsa da parte delle giovani verso il proprio sogno, il cineasta giapponese aggiunge la sua riconoscibile poetica a una storia già di per sé commovente. La fotografia chiara e dai colori accesi ci immerge fin da subito nel paesino dove Fujino e Kyomoto vivono. A differenza del manga, dove la prima parte che racconta l’amicizia tra le due risulta estremamente accelerata, Koreeda si prende il suo tempo, descrivendo con attenzione il solido legame delle protagoniste allo spettatore, che si ritrova a sognare con loro e a tifare per i loro successi.
Il tempo del lungometraggio è scandito dal rumore della matita sulla carta: inizialmente lento e spesso impreciso, poi sempre più rapido e minuzioso, quasi a suggerire i progressi delle due amiche. A poco a poco, il fruscio della grafite lascia spazio al suono del pennino e dell’inchiostro dei primi manga di Fujino e Kyomoto, fino ad arrivare al ritmo della tavoletta grafica, quando il loro sogno comincia finalmente a realizzarsi. Questo suono, quasi ASMR, non solo accompagna la loro crescita, ma ci immerge nel loro mondo, fatto di sfondi, personaggi e storie da creare e disegnare.
Elemento centrale del film di Koreeda è la musica, curata e composta da Yuta Bandoh, non nuovo nel mondo anime, avendo lavorato a opere come Kaiju n.8 (2020-2025) e al film Belle (2021) di Mamoru Hosoda. La musica non va mai a coprire il suono degli strumenti da disegno, ma lo evidenzia, accompagnando le due protagoniste lungo tutto l’arco narrativo, dal primo incontro fino alla separazione.
Nelle righe iniziali abbiamo scritto come il titolo Look Back richiami a qualcuno che si guarda indietro, ma nell’ultimo lavoro di Koreeda queste due parole raggiungono un significato ulteriore. Fin dalla prima scena il regista decide infatti di filmare la trasformazione di Fujino di spalle, intenta a disegnare. Per tutto il lungometraggio, sono presenti molte scene della ragazza voltata. La sua schiena non ci trasmette solo la sua forza di volontà nel migliorare il proprio stile, ma anche la sua solitudine, almeno finchè non arriva Kyomoto a disegnare con lei, allora quelle spalle si faranno meno tese e Fujino si girerà spesso indietro per vedere le reazioni dell’amica alle sue storie.
Non è un caso che in conferenza stampa Koreeda abbia raccontato come il manga di Fujimoto abbia rappresentato per lui una spinta ad andare avanti, così come anche Kyomoto simboleggia lo stimolo per Fujito di inseguire il proprio sogno.