

Esperimenti domestici,
recensione di Beatrice Gangi
RV-136
05.03.2026
Se a Linda venisse chiesto di descrivere la figlia, risponderebbe secondo copione: una bambina determinata, vivace, resiliente alle inevitabili avversitร della vita. Se le fosse imposta maggiore sinceritร , parlerebbe di peso. Di fatica. Di fastidio. Di un corpo piccolo e malato che non per questo smette di essere opprimente. Di una bambina che si lamenta sempre, urla sempre, piange sempre, e che sta sempre male e sempre peggio nonostante gli sforzi. Si vergognerebbe dei suoi pensieri, si vergognerebbe della propria inadeguatezza materna, eppure, nella forma e nel contenuto, la realtร della sua esperienza le รจ estremamente spiacevole.
Se solo potessi ti prenderei a calci, ultimo lungometraggio di Mary Bronstein, si presenta, almeno in apparenza, come lโennesima variazione sul tema - cinematograficamente iper-attuale - dellโambivalenza materna, ovvero dello scarto tra lโimmaginario collettivo e la dimensione concreta del ruolo della madre nel contemporaneo. Eppure, dove il soggetto avrebbe potuto facilmente tradursi in unโulteriore declinazione di coordinate giร riconoscibili, Bronstein disinnesca il rischio di ogni prevedibilitร narrativa attraverso la radicalitร formale, configurando il film come unโesperienza immersiva legata al concetto di percezione in prima persona.
Basato su esperienze passate dellโautrice qui convertite in linguaggio cinematografico, Se solo potessi ti prenderei a calciย si struttura come unโimmersione nella valle mentale di Linda, in cui il mondo esterno appare filtrato, forse alterato, e restituito secondo lโintensitร soggettiva dello sguardo che lo attraversa. Interpretata da Rose Byrne, Linda รจ una madre lavoratrice, lasciata a sostenere quasi in solitudine la gestione domestica e la cura di una figlia affetta da una malattia mai specificata. Il crollo del soffitto della loro casa - un buco scuro, infestato di muffa - le costringe a trasferirsi in un motel. Il simbolismo del vuoto come voragine mentale รจ fin troppo esplicito, ma funzionale, e non tanto un evento realistico, quanto la materializzazione di un cedimento interno.
Dove il film si distacca definitivamente dalla convenzione del racconto sulla maternitร รจ dunque nellโadesione totale allo sguardo di Linda. Bronstein articola il film come costrizione percettiva in uno stato di stress estremizzato, e lo spettatore, piรน che osservarla dallโesterno, รจ obbligato a co-abitarne lo stato di crisi. Emblematica, in questo senso, รจ la scelta di non mostrare il volto della figlia. Per Linda, quindi per lo spettatore, la bambina รจ solo un allarme sonoro, un richiamo incessante che reclama, preoccupa, e che necessita. Il sonoro รจ elemento portante: il ronzio ritmico dei macchinari medici, il frullare dei preparati nutrizionali, i lamenti, le urgenze.
Tutte le figure che dovrebbero costituire un sostegno - il marito, il terapeuta, il personale scolastico e sanitario - restano alienate, quasi respingenti. Nellโinaffidabiltร del punto di vista forzato, rimane ambiguo se siano in effetti cosรฌ indifferenti, o se siano deformate da uno sguardo spinto cosรฌ allโestremo dal non poter piรน leggere il mondo se non nelle forme di minaccia o incomprensione. La rappresentazione di Bronstein, implica inoltre, piรน di una semplice indifferenza esterna, o apatia, lโincapacitร (salvo lโeccezione data dal personaggio di James, interpretato da A$AP Rocky) di concepire lโaltro allโinfuori delle coordinate del ruolo sociale che sta occupando. Per compiacenza, la situazione di Linda รจ esternamente validata come complessa, seppur con il consenso, implicito e condiviso, che non รจ lei che dovrebbe dichiararsi in difficoltร , e che se la bambina non migliora, รจ perchรฉ la madre non รจ abbastanza.
In questo passaggio il film tocca il punto piรน radicale del disagio di Linda: lโimpossibilitร strutturale di esistere e di agire fuori di un determinato ordine di aspettative. Linda รจ madre, ancor piรน chiamata ad assolvere le funzioni di accudimento data la malattia della figlia, e dunque deve essere lucida, vigile, rassicurante. Un copione, nel suo caso, da cui deviare non intende fragilitร ma significa colpa, e significa inadempiere alla propria ragion dโessere.
In questo senso, il titolo originale If I Had Legs Iโd Kick You, non completamente traslato nellโitaliano, assume una valenza che eccede il contesto immediato. Il desiderio di opposizione รจ formulato a partire da una mancanza, al non possedere gli arti imprescindibili allโazione desiderata. ร una rabbia ipotetica, condizionata, strutturalmente inattuabile. Curiosamente, ha la stessa costruzione parossistica di un noto racconto di fantascienza di Harlan Ellison intitolato Non ho bocca e devo urlare. Nel racconto, gli ultimi cinque esseri umani in vita sul pianete terra, sono confinati in un sistema di prigionia perpetua, in esso non possono scappare, non possono nascondersi, e non possono neanche morire. Il racconto descrive non solo una limitazione alla possibilitร di reagire, o di contravvenire alla propria posizione nel mondo, ma lโimpossibilitร strutturale al solo tentativo. Per quanto non sia un riferimento diretto, nรฉ assimilabile come radicalitร della crisi ontologica, lโespressione del titolo del film fa eco alla stessa impotenza sistemica. Nel caso di Linda, non una gabbia metafisica, ma unโimposizione sociale e identitaria.
(Segue spoiler) Quasi ironicamente, il film culmina nel reiterato ed estremo tentativo di Linda di evadere, quindi di suicidarsi. Per quanto brutalmente e per quante volte ci provi, alla fine non ha neppure la libertร dโazione del lasciarsi morire. A seconda del significato che si vi si attribuisce, le sue parole in chiusura possono suonare come un primo segno di speranza, di catarsi - ipotesi forse piรน coerente con le intenzioni registiche, seppur non del tutto coerente - come di resa finale.
Lato registico, Bronstein mantiene una coerenza sorprendente nel rifiuto di un genere stabile, sfiorando lโhorror, la commedia amara, il dramma e la satira senza mai stabilizzarsi. Al centro, la performance di Byrne รจ una prova di resistenza: estenuante, alla soglia dellโisteria, costantemente sospesa sullโorlo di un collasso trattenuto. Tuttavia, proprio laddove il film intravede quella condizione sistemica di ingabbiamento, sembra arrestarsi un passo prima di portarla alle estreme conseguenze.
Lโidea di maternitร come gabbia identitaria รจ pervasiva ma, proprio in considerazione dellโancoraggio alla soggettivitร di Linda, risulta percettiva, quindi arbitraria, piรน che collettiva. Cosรฌ comโรจ, If I Had Legs Iโd Kick You resta radicale nella forma, compatto, profondamente personale, capace di mostrare una condizione e di farla sentire sulla pelle. Eppure suggerisce soltanto - forse chiudendosi nellโefficacia della sua stessa formula - come quella condizione non sia un incidente individuale, ma lโesito prevedibile di un ordine simbolico che prescrive dedizione assoluta e che non contempla scarti.

Esperimenti domestici,
recensione di Beatrice Gangi
RV-136
05.03.2026
Se a Linda venisse chiesto di descrivere la figlia, risponderebbe secondo copione: una bambina determinata, vivace, resiliente alle inevitabili avversitร della vita. Se le fosse imposta maggiore sinceritร , parlerebbe di peso. Di fatica. Di fastidio. Di un corpo piccolo e malato che non per questo smette di essere opprimente. Di una bambina che si lamenta sempre, urla sempre, piange sempre, e che sta sempre male e sempre peggio nonostante gli sforzi. Si vergognerebbe dei suoi pensieri, si vergognerebbe della propria inadeguatezza materna, eppure, nella forma e nel contenuto, la realtร della sua esperienza le รจ estremamente spiacevole.
Se solo potessi ti prenderei a calci, ultimo lungometraggio di Mary Bronstein, si presenta, almeno in apparenza, come lโennesima variazione sul tema - cinematograficamente iper-attuale - dellโambivalenza materna, ovvero dello scarto tra lโimmaginario collettivo e la dimensione concreta del ruolo della madre nel contemporaneo. Eppure, dove il soggetto avrebbe potuto facilmente tradursi in unโulteriore declinazione di coordinate giร riconoscibili, Bronstein disinnesca il rischio di ogni prevedibilitร narrativa attraverso la radicalitร formale, configurando il film come unโesperienza immersiva legata al concetto di percezione in prima persona.
Basato su esperienze passate dellโautrice qui convertite in linguaggio cinematografico, Se solo potessi ti prenderei a calciย si struttura come unโimmersione nella valle mentale di Linda, in cui il mondo esterno appare filtrato, forse alterato, e restituito secondo lโintensitร soggettiva dello sguardo che lo attraversa. Interpretata da Rose Byrne, Linda รจ una madre lavoratrice, lasciata a sostenere quasi in solitudine la gestione domestica e la cura di una figlia affetta da una malattia mai specificata. Il crollo del soffitto della loro casa - un buco scuro, infestato di muffa - le costringe a trasferirsi in un motel. Il simbolismo del vuoto come voragine mentale รจ fin troppo esplicito, ma funzionale, e non tanto un evento realistico, quanto la materializzazione di un cedimento interno.
Dove il film si distacca definitivamente dalla convenzione del racconto sulla maternitร รจ dunque nellโadesione totale allo sguardo di Linda. Bronstein articola il film come costrizione percettiva in uno stato di stress estremizzato, e lo spettatore, piรน che osservarla dallโesterno, รจ obbligato a co-abitarne lo stato di crisi. Emblematica, in questo senso, รจ la scelta di non mostrare il volto della figlia. Per Linda, quindi per lo spettatore, la bambina รจ solo un allarme sonoro, un richiamo incessante che reclama, preoccupa, e che necessita. Il sonoro รจ elemento portante: il ronzio ritmico dei macchinari medici, il frullare dei preparati nutrizionali, i lamenti, le urgenze.
Tutte le figure che dovrebbero costituire un sostegno - il marito, il terapeuta, il personale scolastico e sanitario - restano alienate, quasi respingenti. Nellโinaffidabiltร del punto di vista forzato, rimane ambiguo se siano in effetti cosรฌ indifferenti, o se siano deformate da uno sguardo spinto cosรฌ allโestremo dal non poter piรน leggere il mondo se non nelle forme di minaccia o incomprensione. La rappresentazione di Bronstein, implica inoltre, piรน di una semplice indifferenza esterna, o apatia, lโincapacitร (salvo lโeccezione data dal personaggio di James, interpretato da A$AP Rocky) di concepire lโaltro allโinfuori delle coordinate del ruolo sociale che sta occupando. Per compiacenza, la situazione di Linda รจ esternamente validata come complessa, seppur con il consenso, implicito e condiviso, che non รจ lei che dovrebbe dichiararsi in difficoltร , e che se la bambina non migliora, รจ perchรฉ la madre non รจ abbastanza.
In questo passaggio il film tocca il punto piรน radicale del disagio di Linda: lโimpossibilitร strutturale di esistere e di agire fuori di un determinato ordine di aspettative. Linda รจ madre, ancor piรน chiamata ad assolvere le funzioni di accudimento data la malattia della figlia, e dunque deve essere lucida, vigile, rassicurante. Un copione, nel suo caso, da cui deviare non intende fragilitร ma significa colpa, e significa inadempiere alla propria ragion dโessere.
In questo senso, il titolo originale If I Had Legs Iโd Kick You, non completamente traslato nellโitaliano, assume una valenza che eccede il contesto immediato. Il desiderio di opposizione รจ formulato a partire da una mancanza, al non possedere gli arti imprescindibili allโazione desiderata. ร una rabbia ipotetica, condizionata, strutturalmente inattuabile. Curiosamente, ha la stessa costruzione parossistica di un noto racconto di fantascienza di Harlan Ellison intitolato Non ho bocca e devo urlare. Nel racconto, gli ultimi cinque esseri umani in vita sul pianete terra, sono confinati in un sistema di prigionia perpetua, in esso non possono scappare, non possono nascondersi, e non possono neanche morire. Il racconto descrive non solo una limitazione alla possibilitร di reagire, o di contravvenire alla propria posizione nel mondo, ma lโimpossibilitร strutturale al solo tentativo. Per quanto non sia un riferimento diretto, nรฉ assimilabile come radicalitร della crisi ontologica, lโespressione del titolo del film fa eco alla stessa impotenza sistemica. Nel caso di Linda, non una gabbia metafisica, ma unโimposizione sociale e identitaria.
(Segue spoiler) Quasi ironicamente, il film culmina nel reiterato ed estremo tentativo di Linda di evadere, quindi di suicidarsi. Per quanto brutalmente e per quante volte ci provi, alla fine non ha neppure la libertร dโazione del lasciarsi morire. A seconda del significato che si vi si attribuisce, le sue parole in chiusura possono suonare come un primo segno di speranza, di catarsi - ipotesi forse piรน coerente con le intenzioni registiche, seppur non del tutto coerente - come di resa finale.
Lato registico, Bronstein mantiene una coerenza sorprendente nel rifiuto di un genere stabile, sfiorando lโhorror, la commedia amara, il dramma e la satira senza mai stabilizzarsi. Al centro, la performance di Byrne รจ una prova di resistenza: estenuante, alla soglia dellโisteria, costantemente sospesa sullโorlo di un collasso trattenuto. Tuttavia, proprio laddove il film intravede quella condizione sistemica di ingabbiamento, sembra arrestarsi un passo prima di portarla alle estreme conseguenze.
Lโidea di maternitร come gabbia identitaria รจ pervasiva ma, proprio in considerazione dellโancoraggio alla soggettivitร di Linda, risulta percettiva, quindi arbitraria, piรน che collettiva. Cosรฌ comโรจ, If I Had Legs Iโd Kick You resta radicale nella forma, compatto, profondamente personale, capace di mostrare una condizione e di farla sentire sulla pelle. Eppure suggerisce soltanto - forse chiudendosi nellโefficacia della sua stessa formula - come quella condizione non sia un incidente individuale, ma lโesito prevedibile di un ordine simbolico che prescrive dedizione assoluta e che non contempla scarti.